Il Glifosato è cancerogeno: lo conferma il nuovo studio dell’Istituto Ramazzini

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L’impegno dei ricercatori della Coopertiva sociale onlus – Istituto Ramazzini, che da oltre un decennio svolgono ricerca sul tema, ha dato dei risultati importanti che confermano le previsioni dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), che  aveva classificato il glifosato già nel 2015 come “probabile cancerogeno per l’uomo”, e mettono a tacere le infondate certezze dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) la quale aveva affermato come non probabile che il glifosato costituisse un pericolo di cancerogenicità per l’uomo.

Il glifosato è l’erbicida più utilizzato nella storia dell’umanità [1]

  • Dal 1974 sulla superficie degli stati Uniti ne sono stati sparsi circa 1,6 miliardi di kg
  • Dal 1974 sull’intera superfice del globo ne sono stati sparsi circa 8,6 miliardi di kg
  • L’uso del glisofato è aumentato di 15 volte dal 1996, quando sono state introdotte culture geneticamente modificate (Ogm)

Per approfondire gli effetti sulla salute del glifosato e dei GBH (erbicidi a base di glisofato), l’Istituto Ramazzini ha avviato da oltre un decennio lo Studio Globale sul Glifosato (GGS), “concepito per testare un’ampia gamma di esiti tossicologici.” Nel giugno scorso ulteriori risultati dello studio sono stati pubblicati su Environmental, Health [2]: il Global Glyphosate Study ha scoperto e dimostato “che basse dosi del controverso erbicida causano diversi tipi di cancro nei ratti”.

Lo studio della dottoressa Belpoggi [3] e dello staff di ricerca offre un ulteriore contributo a dipanare la matassa e a fugare dubbi. E dai dati forniti dalla ricerca del team Ramazzini la correlazione tra glifosato e cancro esiste. “Quello raggiunto è il risultato di più di dieci anni di lavoro che il team ha svolto con entusiasmo e forza – ha dichiarato la dottoressa Belpoggi –. Non abbiamo mai mollato e i nostri sforzi sono stati premiati”. Dalla ricerca dei fondi, al reclutamento del personale e dei partner scientifici anche internazionali, al disegno sperimentale: tutti tasselli riuscitissimi di un mosaico che impreziosisce il campo della ricerca ambientale indipendente. [4]

Dove è stato trovato il glisofato?

  • Nei prodotti alimentari più comuni
  • Nell’acqua piovana, nelle falde acquifere sotterranee e nell’aria
  • Nella Grande Barriera Corallina[
  • Nelle urine umane, compresi i bambini e le donne in gravidanza

Nelle Conclusioni leggiamo:

il glisofato e gli erbicidi che lo contengono – a livelli di esposizione corrispondenti alla Dose giornaliera accettabile per l’Unione europea (DGA UE) e al NOAEL UE (Nessun livello di effetto avverso osservato, sempre secondo l’UE) – hanno causato aumenti dose-correlati nell’incidenza di tumori multipli benigni e maligni nei ratti da laboratorio di entrambi i sessi. Sono stati osservati esordio precoce e mortalità per tumori multipli. Questi risultati forniscono solide prove a supporto della conclusione dell’IARC secondo cui vi sono “sufficienti prove di cancerogenicità [del glifosato] negli animali da esperimento”. Inoltre, i nostri dati sono coerenti con le evidenze epidemiologiche sulla cancerogenicità del glifosato e dei GBH.

Va ricordato, in merito la grave decisione della Commissione europea e degli Stati membri che, sulla base delle indicazioni dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) nel 2023, hanno rinnovato l’autorizzazione del glifosato come erbicida per altri dieci anni, poiché si riteneva non vi fossero elementi giuridici e scientifici per imporre il divieto.

I risultati dello studio dell’Istituto Ramazzini riaccendono le polemiche sull’uso del glifosato nell’UE, in quanto la legislazione europea sui prodotti fitosanitari vieta l’approvazione di principi attivi se cancerogeni. [5]

Tony Musu ricercatore dell’Istituo sindacale europeo ricorda inoltre che nel dicembre 2024, Pesticide Action Network (PAN Europe) e altre ONG ambientaliste hanno presentato ricorso alla Corte di giustizia europea per contestare la decisione di autorizzare nuovamente il glifosato.

A seguito della classificazione del glisofato come probabilmente cancerogeno per l’uomo da parte dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) nel 2015, sono cresciuti i timori tra lavoratori e cittadini ma la Commissione non ha adottato nessun principio di precauzione in merito. E il glifosato, come ricordavamo, rimane l’erbicida più utilizzato in Europa e quindi i rischi di esposizione umana rimangono elevati.


NOTE

[1] Sito del Global Glyphosate Study dell’istituto Ramazzini: https://glyphosatestudy.org/it/faqs-glyphosato/

[2] Carcinogenic effects of long-term exposure from prenatal life to glyphosate and glyphosate-based herbicides in Sprague–Dawley rats, https://ehjournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12940-025-01187-2.

[3] Fiorella Belpoggi è Direttrice Scientifica dell’Istituto Ramazzini di Bologna

[4]Federazione nazionale dell’ordine dei biologi, https://www.fnob.it/2025/06/10/pubblicato-su-environmental-health-lo-studio-del-team-della-dottoressa-belpoggio-istituto-razzini-ha-vinto-la-nostra-determinazione/

[5] Il glisofato di nuovo sotto accusa di Tony Musu, https://www.etui.org/news/glyphosate-back-under-fire-after-independent-study

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