Industria chimica: infortuni in ripresa dopo la pandemia, ma il settore resta più sicuro della media manifatturiera

industria chimica pexels-ivan-s-9629684

fonte: INAIL


Nonostante il 95% dei manufatti industriali contenga una componente chimica, l’industria che li produce è spesso poco considerata nel dibattito pubblico sulla sicurezza sul lavoro. Eppure si tratta di un settore strategico, che nel 2023 contava circa 4.100 aziende e oltre 114.000 addetti, con una dimensione media d’impresa quasi tre volte superiore a quella del manifatturiero nel suo complesso. A fotografarne i rischi è il nuovo numero del periodico Dati Inail, curato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto.

Il quadro generale: ripresa post-pandemia con indici migliori della media

Dopo il calo degli anni della pandemia, nel 2024 gli infortuni denunciati nell’industria chimica sono tornati a superare i duemila casi annui, con 2.082 denunce, sfiorando i livelli pre-Covid. Il dato va però letto nel contesto: il settore mantiene indici di frequenza e gravità significativamente più bassi rispetto alla media manifatturiera. Nel triennio 2021-2023 si registrano 6,53 infortuni indennizzati ogni mille addetti, contro i 12,12 del manifatturiero, e 0,68 giornate perse per addetto, rispetto a 1,15.

Il peso crescente degli infortuni in itinere

Un elemento che distingue l’industria chimica dal resto del manifatturiero riguarda gli infortuni in itinere, cioè quelli avvenuti nel tragitto casa-lavoro-casa. Tra il 2020 e il 2024 questi hanno rappresentato in media il 23% del totale, contro il 16% del manifatturiero. Nel 2024 le 488 denunce per incidenti nel percorso casa-lavoro hanno superato tutti gli anni precedenti del periodo analizzato. In entrambi i generi il coinvolgimento di un mezzo di trasporto è il fattore determinante, con un’incidenza media del 92% tra gli uomini e dell’84% tra le donne.

Chi si infortuna e come

Gli infortuni in occasione di lavoro coinvolgono uomini nell’83% dei casi, con un’età media di 42 anni. La concentrazione geografica è marcata: l’82% degli eventi si registra nel Nord Italia, con Lombardia ed Emilia-Romagna che da sole ospitano più della metà degli addetti del settore.

Le professioni più colpite differiscono per genere: tra le lavoratrici prevalgono le addette alle macchine confezionatrici (38%), mentre tra i lavoratori sono più esposti gli operatori di macchinari per la chimica di base (27%) e i conduttori di macchinari per gomma e materie plastiche (13%). Anche le cause variano: lo scivolamento con caduta pesa per il 22,6% degli infortuni femminili, contro l’11,5% di quelli maschili. I postumi sono quasi sempre temporanei (92%), con un’assenza media di 27 giorni.

I 16 casi mortali riconosciuti nel quinquennio hanno riguardato esclusivamente uomini e si concentrano per il 75% nella fabbricazione di esplosivi: 13 dei 16 decessi sono stati causati da esplosioni, alcune delle quali hanno coinvolto più lavoratori contemporaneamente.

Malattie professionali: poche ma in evoluzione preoccupante

Con 186 denunce nel 2024, pari all’1,2% del totale manifatturiero, le malattie professionali dell’industria chimica sono quantitativamente limitate. La categoria più diffusa riguarda l’apparato muscolo-scheletrico (58,1% dei casi), riconducibile a posture scorrette e movimenti ripetitivi. Desta tuttavia attenzione la forte crescita dei tumori professionali, che nel 2024 incidono per il 14% dei casi, con un aumento del 73,3% rispetto all’anno precedente, prevalentemente mesoteliomi e tumori a bronchi e polmoni causati dall’esposizione a sostanze chimiche, metalli e polveri. Raddoppiate anche le patologie del sistema nervoso (90% sindrome del tunnel carpale), mentre calano le malattie respiratorie (-48,4%) e quelle dell’udito (-31,6%).

La valutazione del rischio chimico: normativa e strumenti operativi

Il numero di Dati Inail approfondisce anche il sistema di valutazione dell’esposizione agli agenti chimici, che in Italia combina la legislazione vigente — in primo luogo il D.Lgs. 81/2008 — con la normazione tecnica volontaria. In particolare, la norma UNI EN 689:2019 definisce un modello strutturato per la valutazione dell’esposizione per inalazione, armonizzato a livello europeo. A supporto della sua applicazione nel contesto italiano, nel 2024 è stato pubblicato il Manuale UNICHIM 208, strumento operativo per guidare i valutatori nelle scelte metodologiche richieste dalla norma.

Per approfondire

DATI INAIL Aprile 2026
Argomenti
L’industria chimica, invisibile ma presente nella vita di tutti i giorni – Fabbricazione di prodotti chimici: profilo infortunistico e differenze di genere – Malattie professionali dell’industria chimica: un fenomeno numericamente contenuto ma non marginale – Una corretta valutazione dell’esposizione ad agenti chimici attraverso la normazione volontaria

Lascia un commento