Diversità e rischi psicosociali: EU-OSHA pubblica una nuova relazione per luoghi di lavoro più inclusivi

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fonte: Eu-Osha


Non tutti i lavoratori sono esposti allo stesso modo ai rischi psicosociali. Caratteristiche come il genere, l’età, l’origine etnica, l’orientamento sessuale, la condizione di salute o lo status socioeconomico influenzano in modo significativo l’esperienza lavorativa e, di conseguenza, il livello di esposizione a stress, ansia e burnout. È questo il punto di partenza di una nuova relazione dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), pubblicata in occasione del mese del Pride 2026.

I fattori di rischio che colpiscono i gruppi più vulnerabili

La relazione individua tre aree principali che generano o amplificano i rischi psicosociali per i lavoratori appartenenti a gruppi vulnerabili: la discriminazione e le disuguaglianze presenti nell’ambiente di lavoro, l’insicurezza e la precarietà lavorativa — più diffuse tra alcune categorie — e un’organizzazione del lavoro e un ambiente sociale inadeguati, che non tengono conto delle specificità di chi li vive.

Questi fattori si combinano spesso in modo cumulativo, producendo effetti più gravi di quelli che ciascuno genererebbe singolarmente.

Chi è più a rischio

La relazione esamina la situazione di un’ampia varietà di gruppi: persone LGBTIQ+, donne, lavoratori migranti, persone nere e appartenenti a minoranze etniche, persone con disabilità o patologie croniche, lavoratori giovani e anziani, e chi si trova in condizioni di svantaggio socioeconomico. Per ciascuno di questi gruppi, il documento analizza le forme specifiche di rischio psicosociale e le condizioni che le determinano.

Il messaggio chiave: inclusione e SSL vanno integrate

La conclusione della relazione è netta: integrare la diversità, l’uguaglianza e l’inclusione nelle strategie di salute e sicurezza sul lavoro non è solo una questione di equità, ma una condizione per costruire ambienti di lavoro più sani e resilienti per tutti. Un approccio che considera le differenze tra i lavoratori non come un elemento secondario, ma come un fattore strutturale da includere nella valutazione dei rischi.

A corredo della relazione principale, EU-OSHA ha pubblicato una serie di casi di studio nazionali ed europei che mostrano come questa integrazione possa avvenire concretamente: dall’esperienza belga e slovena nella valutazione dei rischi psicosociali tenendo conto della diversità, al ruolo degli ispettori del lavoro in Europa, fino agli insegnamenti tratti dai recenti accordi tra le parti sociali europee su rischi psicosociali, genere e diversità.

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