Lavoro ibrido, nuove sfide per i manager: organizzazione, stress e benessere

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Il lavoro ibrido non consiste semplicemente nello spostare una parte dell’attività dall’ufficio alla casa. La combinazione tra lavoro in presenza e lavoro da remoto sta modificando le modalità con cui le organizzazioni coordinano le attività, comunicano, valutano le prestazioni e gestiscono i team.

A evidenziarlo è il nuovo rapporto Eurofound “The shift to hybrid working: Management challenges”, pubblicato il 27 agosto 2026. La ricerca analizza il ruolo dei manager nella gestione del lavoro ibrido e individua le principali difficoltà che emergono quando il lavoro non si svolge più prevalentemente in uno stesso luogo.

Un lavoratore europeo su quattro lavora in modalità ibrida

Secondo i dati della European Working Conditions Survey 2024, circa il 24% dei lavoratori dell’Unione europea può essere classificato come lavoratore ibrido, combinando attività svolte da remoto e attività presso la sede del datore di lavoro.

La flessibilità, tuttavia, non è uguale per tutti. Tra i lavoratori ibridi, il 48% dispone di autonomia sia sulla scelta del luogo sia sull’organizzazione dell’orario di lavoro; il 17% può decidere principalmente dove lavorare, il 13% dispone di flessibilità sull’orario, mentre il 22% ha un margine di autonomia limitato sia rispetto al luogo sia rispetto ai tempi di lavoro.

Più autonomia, migliori condizioni di lavoro

Uno degli elementi più significativi evidenziati da Eurofound riguarda il rapporto tra autonomia e qualità delle condizioni di lavoro.

I lavoratori che dispongono di maggiore autonomia nella gestione del lavoro ibrido riferiscono infatti condizioni migliori sotto diversi profili: dalla qualità dello spazio di lavoro al sostegno ricevuto dai manager, dalla percezione di equità all’accesso alle informazioni sui rischi per la salute e sicurezza e sullo stress correlato al lavoro.

Questo dato suggerisce che la flessibilità, quando adeguatamente organizzata, non rappresenta soltanto una modalità alternativa di distribuzione del lavoro, ma può incidere positivamente sull’esperienza lavorativa.

Coordinamento e controllo diventano più complessi

Per i manager, il lavoro ibrido introduce però nuove difficoltà. La distanza fisica rende necessario sviluppare modalità più esplicite e strutturate di coordinamento e comunicazione.

Tra le principali criticità individuate dal rapporto figurano la gestione del lavoro attraverso ambienti digitali frammentati, la necessità di mantenere la coesione del gruppo e la difficoltà di conciliare fiducia e controllo delle prestazioni.

Il rischio è che strumenti e pratiche pensati per il lavoro in presenza vengano semplicemente trasferiti al contesto ibrido, senza tenere conto delle sue caratteristiche specifiche. Eurofound sottolinea infatti i limiti di un’eccessiva dipendenza dalla discrezionalità dei singoli manager, che può produrre modalità di applicazione differenti, regole non uniformi sulla presenza in ufficio e conseguenti percezioni di ingiustizia.

Stress e sovraccarico digitale

Il lavoro ibrido presenta anche una dimensione direttamente collegata alla salute e sicurezza sul lavoro.

Secondo Eurofound, la gestione dei rischi occupazionali dovrebbe considerare non soltanto gli aspetti ergonomici, ma anche i rischi psicosociali, tra cui stress, isolamento e sovraccarico digitale.

La ricerca rileva inoltre alcune differenze tra i diversi modelli di lavoro ibrido. Le modalità completamente flessibili sono associate a livelli più elevati di richieste cognitive, soprattutto tra i supervisori, mentre gli assetti più controllati risultano associati a livelli maggiori di stress sia tra i lavoratori sia tra i supervisori.

L’equità è una delle sfide principali

Un ulteriore problema riguarda la possibilità di garantire pari accesso alle informazioni e alle opportunità a chi lavora da remoto e a chi è presente fisicamente.

Il rischio è che la distanza finisca per produrre differenze nella partecipazione, nella visibilità professionale o nell’accesso alle occasioni di collaborazione. Per questo, secondo Eurofound, il lavoro ibrido richiede particolare attenzione ai temi dell’inclusione, dell’equità e del senso di appartenenza all’organizzazione. (Eurofound)

Cinque elementi per un lavoro ibrido efficace

Il rapporto propone un quadro articolato in cinque passaggi per progettare e gestire efficacemente il lavoro ibrido:

  1. allineamento strategico, per collegare le modalità di lavoro agli obiettivi dell’organizzazione;
  2. riprogettazione dei flussi di lavoro, tenendo conto delle attività che devono essere svolte individualmente o in collaborazione;
  3. co-progettazione a livello di team, coinvolgendo lavoratori e manager nella definizione delle modalità operative;
  4. sperimentazione, per verificare e correggere le soluzioni adottate;
  5. mantenimento deliberato delle relazioni sociali e del senso di appartenenza, anche quando il lavoro viene svolto a distanza.

L’obiettivo è evitare che il lavoro ibrido venga gestito attraverso regole rigide e indistinte, favorendo invece soluzioni coerenti con la natura delle attività e con le esigenze dei diversi gruppi di lavoro.

Nuove competenze per manager e lavoratori

Il cambiamento richiede anche un’evoluzione delle competenze manageriali. Eurofound sottolinea l’importanza di sviluppare capacità di gestione per obiettivi, coordinamento e valutazione delle prestazioni, accompagnate da una comunicazione intenzionale e da un dialogo regolare con i lavoratori.

Il ruolo del manager tende così a spostarsi dal controllo diretto delle singole attività verso il coaching, il feedback e il sostegno all’autonomia.

Anche i lavoratori hanno bisogno di competenze adeguate, in particolare sul piano digitale e dell’autogestione, per poter operare efficacemente in contesti caratterizzati da maggiore flessibilità.

Salute e sicurezza oltre l’ergonomia

Per il mondo della salute e sicurezza sul lavoro, uno dei messaggi più interessanti del rapporto è probabilmente la necessità di ampliare la prospettiva sulla gestione dei rischi.

Nel lavoro ibrido, infatti, la valutazione non può concentrarsi esclusivamente sulle condizioni ergonomiche della postazione, ma deve considerare anche stress, isolamento, sovraccarico digitale e altri fattori psicosociali.

Eurofound indica quindi la necessità di sviluppare sistemi di salute e sicurezza capaci di sostenere un approccio più proattivo al benessere, tenendo conto dei rischi specificamente connessi alle nuove modalità di organizzazione del lavoro.

Il lavoro ibrido, in definitiva, non rappresenta semplicemente una diversa distribuzione fisica delle attività: richiede una riprogettazione dell’organizzazione del lavoro, nella quale flessibilità, autonomia, coordinamento e tutela della salute devono essere considerati insieme.

Fonte: Eurofound – The shift to hybrid working: Management challenges

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