Salute e sicurezza sul lavoro: approvata la Strategia nazionale 2026-2030

strategia nazionale 2026-2030

Il 16 dicembre scorso, il Comitato per l’indirizzo e il coordinamento della vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro (art. 5 del D.Lgs. 81/2008), presieduto dal Ministro della salute, ha approvato un documento che potremo definire storico. Il documento non è ancora disponibile sul sito del Ministero (che ne ha dato notizia per ora solo con uno stringato Comunicato, il n. 48), quindi non possiamo esprimerci compiutamente in merito. Ma ribadiamo l’evento è talmente importante che merita quantomeno la segnalazione, cui seguirà una riflessione più approfondita sui contenuti.

Da decenni le istituzioni nazionali (in particolare Ministero del lavoro e Ministero della salute) sono state sollecitate da più soggetti, in primis dalle Organizzazioni sindacali e datoriali, perché l’impegno nazionale sul tema della prevenzione dei rischi connessi al lavoro si concretizzasse in un atto formale in grado di pianificare e programmare azioni realmente utili. Ovvero azioni individuate come prioritarie sulla base delle molte e articolate conoscenze di cui disponiamo (non ripetiamo qui, ma vi invitiamo a ricordare, quanto detto più volte a proposto degli strumenti disponibili nel Sistema informativo della prevenzione, che rappresentano il punto di partenza del nostro conoscere per prevenire).

La Commissione consultiva permanente di cui all’art. 6 del D.Lgs. 81/2008, un decennio fa circa, aveva elaborato e condiviso un documento denominato Strategia nazionale che tuttavia, nel ricambio delle figure istituzionali non andò a buon fine. Val la pena ricordare questo ruolo della Commissione consultiva per capire nei prossimi mesi come valutare l’attuazione della nuova Strategia.

Il valore fondamentale di una strategia nazionale è dato – oltre che dalla pianificazione e programmazione coerenti con reali tematiche di rischio presenti a livello nazionale e nella loro articolazione territoriale – dalla condivisione tra soggetti istituzionali e sociali. Non parliamo, in questo contesto, di vigilanza ma di azioni di promozione: quindi la condivisione deve comportare, pena l’inutilità del piano strategico, un coinvolgimento attivo delle parti sociali che sono il vero tramite con le aziende e con i lavoratori. Il documento approvato dalla Commissione consultiva non era stato solo oggetto di consultazione ma era il frutto di un’elaborazione condivisa, quindi un passo avanti per assicurare l’impegno di Associazioni datoriali e Organizzazioni sindacali, oltre che dei Ministeri delle Regioni dell’INAIL, ecc. La Commissione avrebbe inoltre garantito il monitoraggio dell’attuazione della Strategia: modalità difficile oggi da attuare considerando il carattere precario della vita della stessa Commissione.

Il comunicato del Ministero della Sanità evidenzia che la nuova Strategia

è in linea con il Quadro strategico dell’Unione europea 2021 – 2027 e con il contesto nazionale, definisce un percorso chiaro per affrontare le sfide di un mondo del lavoro in rapida evoluzione. Si integra con il nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031 e con le iniziative degli altri enti coinvolti nella salute e sicurezza sul lavoro, garantendo un approccio coordinato e sinergico.

L’approvazione di questo documento è frutto della collaborazione tra Ministeri, Regioni, Inail, Ispettorato nazionale del Lavoro e parti sociali – dichiara il Ministro Schillaci – L’obiettivo principale è chiaro e ambizioso: ridurre drasticamente infortuni e decessi, adottando l’approccio Vision Zero, secondo cui ogni incidente è prevenibile.

Le parti sociali, ci rassicura il Ministro, sono state quindi consultate ma sappiamo che questo non è sufficiente. Il documento approvato il 16 dicembre scorso deve ora passare alla Conferenza Stato Regioni per il recepimento formale e la declinazione territoriale degli indirizzi nazionali: è auspicabile, in quell’ambito, un’attenzione adeguata affinché venga garantito il coinvolgimento concreto delle parti sociali, considerando l’esperienza che le Regioni hanno in materia con la conduzione dei Piani mirati di prevenzione, che ci auguriamo siano adeguatamente valorizzati dalla nuova Strategia.

La Strategia nazionale – leggiamo sempre nel Comunicato – si fonda su cinque Assi Strategici: affrontare i cambiamenti del lavoro, rafforzare la resilienza del sistema istituzionale, potenziare le tutele, supportare le MPMI e diffondere la cultura della prevenzione fin dalle scuole.

Il supporto alle MPMI dovrebbe prevedere proprio la diffusione del Modello di intervento Piani mirati di prevenzione, per la loro capacità di coniugare supporto e vigilanza.

Il Comitato – si legge sempre nel Comunicato – continuerà a monitorare l’attuazione degli obiettivi della Strategia nazionale, coordinando le azioni tra i diversi livelli istituzionali e orientando le politiche nazionali in materia di prevenzione e vigilanza.

Va ricordato tuttavia che le parti sociali non sono rappresentate nel Comitato ex art. 5 del D.Lgs. 81/2008 e che quindi non potranno, se non occasionalmente, partecipare alle attività di monitoraggio. Questa azione avrà quindi sicuramente dei limiti a livello nazionale, considerando le difficoltà di sopravvivenza, che prima ricordavamo, della Commissione consultiva (dove le parti sociali sarebbero ben rappresentate). Mentre a livello regionale la partecipazione delle Organizzazioni sindacali e datoriali alle attività previste dalla Strategia, e quindi anche al monitoraggio, sarà più praticabile.

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