I controlli dell’Ispettorato del lavoro nell’era digitale

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L’Istituto Federale Tedesco per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro (BAuA, luglio 2026)  ha pubblicato un documento, frutto di cinque workshop europei (2020-2025), che prova ad immaginare nuove modalità d’ispezione adatte a un mondo automatizzato e digitale.

Obiettivo: migliorare la prevenzione dei rischi occupazionali e la sicurezza dei lavoratori. Il testo è davvero interessante e mette in connessione diversi studi realizzati in Francia (Inrs), Austria, Paesi Bassi, Svezia, Polonia, Finlandia…

Cercando il più possibile di guardare al problema da diverse prospettive (ispezione e formazione degli ispettori, analisi dei dati…) lo studio si apre con una ricerca  dell’Istituto francese che affronta il tema dell’automazione e si interroga sull’impatto sulla salute dei lavoratori, giungendo alla conclusione che le attuali innovazioni tecnologiche  possono essere sia un nemico (aumento degli infortuni in Amazon e Tesla) che un alleato. La proposta è uno dei principi classici della prevenzione: adattare il lavoro alla persona.

La parte più interessante dello studio promosso dall’Istituto tedesco è però quella dedicata ai lavoratori del settore della prevenzione, nello specifico ai professionisti dei diversi Ispettorati del lavoro dell’Unione Europea.

La ricerca procede  prendendo in considerazione anche modelli molto diversi tra loro, come quello svedese che prevede ispezioni completamente digitali, e si interroga sul futuro della prevenzione in materia di controlli sulla sicurezza.

Il messaggio centrale è che la prevenzione e la sicurezza passano oggi attraverso una modalità di ispezione sempre più basata sui dati e mirata: meno visite casuali, più selezione basata sul livello del rischio, non solo sanzioni ma strumenti formativi e digitali a supporto delle imprese, tecnologie  che integrano l’esperienza umana dell’ispettore senza sostituirla, con  attenzione ai contesti sociali, organizzativi e normativi di ciascun paese.

Il tema è vasto e complesso e, con gli interrogativi che vengono posti, la direzione sembra essere quella giusta:  resta però fuori dal dossier il tema della proprietà dei dati, dei software di data analysis,  degli algoritmi o dell’IA legati all’automazione. Temi critici anche quando si tratta di portare queste tecnologie-servizi nel mondo delle ispezioni.

L’ispettorato del lavoro tedesco, ad esempio, non ha i fondi per conservare i dati, e sviluppare software per la loro analisi: quindi finirebbero per usare servizi privati. Ricordiamoci che anche gli ispettori sono dei lavoratori che necessitano di poter comprendere i dati che leggono e valutarne gli eventuali errori di analisi, cosa che non possono fare se questi dati sono raccolti in un datacenter non di proprietà dell’Ispettorato ed elaborati da un software  su cui lo Stato e i suoi Istituti non hanno nessun controllo: software che può essere aggiornato e modificato in breve tempo rendendo impossibile l’effettiva formazione dell’ispettore.

Il problema non è la macchina, o la tecnologia, il problema continua ad essere  quello della trasparenza, dell’accessibilità e della proprietà della macchina/tecnologia . Essa deve essere completamente in mano al lavoratore/ispettore così che questo possa valutarne l’operato e comprenderne i meccanismi. Egli deve essere in grado di ripercorrere i processi che la macchina fa per ottenere i dati finali e poterli confermare. Se questo non avviene essa parteciperà solo all’erosione delle competenze dei nostri sistemi di controllo e sicurezza sul lavoro e, nel peggiore dei casi, a ridurre salario ed occupazione in un settore critico come quello dei professionisti della prevenzione.

Il lavoro di un ispettore è un lavoro enormemente complesso che si fonda sui metodi qualitativi esattamente quanto su quelli quantitativi. Un infortunio porta con sé una analisi complessa che deve prevedere molteplici fattori. La macchina, specialmente un modello d’intelligenza artificiale, anche se probabilmente efficiente, può commettere errori e quando lo fa mette l’operatore nelle condizioni di non poter risalire ai processi per comprenderli, lasciandogli però lo stesso carico di responsabilità.

La prevenzione è una disciplina tecnica ma porta con sé anche una dimensione molto più complessa (qualcuno direbbe etica) difficilmente traducibile in mera procedura.

Dobbiamo augurarci che le autorità degli Stati europei, nei Ministeri e Istituti dell’Unione e del continente, si prendano la responsabilità di riportare alla luce i meccanismi decisionali  mettendo al centro il benessere di tutti i lavoratori, compresi i professionisti della prevenzione, come gli ispettori e i ricercatori, che hanno diritto ad un lavoro dei cui processi decisionali possano essere  padroni in maniera trasparente ed autonoma: questo  permetterebbe  loro di fare il proprio dovere in maniera il più possibile consapevole, avendo accesso alle modalità operative dei  processi che lo riguardano.


Fonte: BAuA

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