Più vigilanza? Sì, ma quale?

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Il tema della vigilanza ricorre continuamente quando si parla di salute e sicurezza sul lavoro, soprattutto in occasione di quegli infortuni gravi che colpiscono l’immaginazione anche dei cittadini più distratti. Gli esperti (ricercatori ma soprattutto operatori sul territorio) sostengono che la vigilanza fatta con i soli numeri non risolve e non risolverà mai il problema dei tanti infortuni gravi e mortali che si attestano, da anni, a un livello permanente e non accennano a diminuire. Considerando il gran numero delle aziende di dimensione micro-piccola (il 99% delle imprese italiane), ne scaturisce l’ovvia difficoltà di coprire un tessuto produttivo così diffuso con un controllo capillare a livello territoriale.

Per questi motivi, ormai da decenni gli esperti del Sistema informativo nazionale hanno progettato strumenti (Sistemi di monitoraggio) e modalità di intervento (Piani mirati di prevenzione) in grado di potenziare e valorizzare l’azione di vigilanza, coniugandola con un’azione di supporto alle imprese, attuata mediante il coinvolgimento dei soggetti istituzionali ma soprattutto di quelli sociali a livello territoriale.

In molti territori è praticata da anni la partecipazione attiva (contributo e utilizzo delle conoscenze) alla gestione dei Sistemi di monitoraggio Mal.prof, Infor.Mo, Pre.VI.S, cui più recentemente si sono aggiunte come Fonte le sentenze della Cassazione. Ma la necessità di estendere a territori non ancora perfettamente attivi, oltre alla necessità di rafforzare le competenze, per migliorarne le prestazioni, di chi opera già nella vigilanza con le modalità che puntano a interventi qualitativi/di supporto, hanno indotto le Regioni, l’INAIL e il Ministero della Salute, mediante il Ccm, a programmare un’azione centrale che prevede un Percorso di formazione e monitoraggio sulla sicurezza dei lavoratori in attuazione dell’art. 5 D.Lgs. 81/2008 [1].

Va inoltre ricordato che tra i soggetti istituzionali, successivamente all’emanazione della Legge 215/2021, l’Ispettorato del lavoro, che pur a livello territoriale partecipava già, nell’ambito dei Comitati di cui all’art. 7 del D.Lgs. 81/2008 [2], alle azioni territoriali, ha visto ampliare notevolmente le proprie competenze in tema di vigilanza attualmente estese a tutti i settori lavorativi, senza tuttavia avere una formazione e un’esperienza adeguate per affrontare la nuova molteplicità di temi. Sappiamo infatti che per quanto riguarda salute e sicurezza, l’esperienza dell’Ispettorato è prevalentemente legata alla sicurezza nei cantieri. Va sottolineato inoltre che, per quanto riguarda le modalità e gli strumenti della vigilanza di cui abbiamo parlato, l’Ispettorato non ha partecipato alla loro costruzione (livello nazionale) anche se ne conosce l’utilizzo pratico (livello territoriale).

L’obiettivo generale del progetto punta quindi

ad armonizzare procedure e operatività dei Servizi di prevenzione delle Asl e dell’INL (Ispettorato Nazionale del Lavoro), al fine di valorizzare la complementarità degli interventi ispettivi. Lo scopo è quello di fornire indicazioni utili a livello nazionale per un’attività di sopralluogo coordinata tra le istituzioni competenti, sia per un impiego efficiente delle risorse a disposizione che per l’omogeneità degli interventi di controllo.

Il programma formativo

Tematiche complesse quelle fin qui descritte che Regioni Ministero e INAIL hanno ritenuto necessario affrontare prioritariamente con un programma di trasferimento, formulato da un Gruppo di lavoro costituito da referenti Inail-Dimeila e Asl. Il Gruppo di lavoro ha lavorato alla costruzione di un corso finalizzato al trasferimento di strumenti e modelli per gli interventi di vigilanza. Il tutto preceduto da un confronto, tra le diverse Unita operative, e scambio di esperienze sulle modalità di intervento nella vigilanza con raccolta di buone prassi.

I tre Moduli del progetto formativo affrontano le tematiche centrali per la progettazione di azioni di vigilanza che includano il supporto alle imprese nella individuazione valutazione e gestione dei rischi.

Modulo 1 – Delinea il quadro del contesto istituzionale delle attività di vigilanza, con al centro il Piano nazionale della prevenzione quale “documento di programmazione del Servizio sanitario nazionale”, cui devono fare riferimento i Piani regionali per la pianificazione delle attività di vigilanza e il livello provinciale di attuazione. Nell’ambito degli incontri di questo primo modulo si è praticata la condivisione delle esperienze regionali, di liste di controllo comuni realizzate per l’uniformità delle attività, di esempi di modelli di coordinamento realizzati in tema di vigilanza tra enti differenti in settori particolarmente complessi quali quello marittimo-portuale.

Modulo 2 – Specificamente dedicato alla illustrazione degli strumenti di monitoraggio (fonti dei dati e metodologie) di riferimento per la progettazione e il monitoraggio delle attività di vigilanza. Approfondimento in merito agli strumenti disponibili per questi processi, tra cui i Sistemi di sorveglianza (Infor.Mo, Malprof, Sistema Pre. Vi.S) e il portale flussi informativi.

Modulo 3 – Formulato per permettere la condivisione delle esperienze regionali di software, banche dati, buone pratiche regionali, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di competenze uniformi tra gli operatori della vigilanza del Sistema sanitario regionale e per lo scambio di informazioni. In questo terzo modulo i Piani mirati di prevenzione, sono un elemento centrale del percorso formativo quale modello di intervento che coniuga vigilanza e supporto alle capacità aziendali di autovalutazione del rischio. Piani mirati che vengono attuati mediante modelli codificati e previsti dal Piano Nazionale della prevenzione del Ministero della salute.

L’attività di formazione, svolta in seguito sui diversi territori che hanno collaborato al progetto, ha previsto il coinvolgimento di docenti di Asl/Regioni e Inail-Dimeila e, in alcuni territori, anche degli Ispettorati Territoriali del Lavoro. I corsi organizzati hanno visto i seguenti risultati complessivi:

  • 541 partecipanti formati (286 tecnici della prevenzione, 120 medici, 17 assistenti sanitari/infermieri, 56 altre professionalità, 62 operatori dell’Itl);
  • 58 crediti ECM totali;
  • 7 corsi su 8 hanno registrato interventi dei rappresentanti dell’Itl
Esperienze regionali

Il documento pubblicato dall’INAIL [3], quale report del progetto, dedica ampio spazio alla presentazione delle esperienze regionali sui temi della vigilanza e del coordinamento: tutte di interesse a prova che quando si vuole lavorare bene, pur in un quadro di difficoltà note di tipo organizzativo [4], lo si può fare.

All’esame di tali esperienze dedicheremo ulteriori approfondimenti, considerando che alle pratiche regionali si accompagna una produzione di materiali su rischi e settori di grande utilità per Datori di lavoro, Rls, Preposti, Rspp e altre figure della prevenzione. Prendiamo in considerazione, ad esempio, le pratiche dell’ATS Insubria, particolarmente interessanti per l’impegno attuato mediante i Piani mirati di prevenzione.

L’esperienza dell’Ats Insubria (ma non è la sola) vanta una pratica decennale di attività di coordinamento istituzionale e di coinvolgimento delle parti sociali mediante il Comitato di coordinamento provinciale e la gestione dei Piani mirati di prevenzione. Piani mirati che includono interventi, oltre che nei settori previsti dalla pianificazione nazionale e regionale, in ulteriori settori e rischi particolarmente significativi per il territorio. Per capire fino in fondo il valore di queste azioni territoriali va segnalato che, per tutti e dieci i Piani mirati di seguito elencati, sono disponibili nel sito [5] dell’ATS materiali per l’autovalutazione e la formazione, validati dall’organo di vigilanza e redatti con la collaborazione dei soggetti istituzionali e sociali del territorio.

Piani mirati di prevenzione
  1. Metalmeccaniche (2019)
  2. Dispositivi di sicurezza di macchine e attrezzature e formazione specifica dei lavoratori (2022)
  3. Trattori (2024)
  4. Formazione dei lavoratori preposti (2024)
  5. Rischio stress da calore in agricoltura (2024)
  6. Rischio stress lavoro-correlato e rischi psicosociali (2023)
  7. Rischio da Sovraccarico Biomeccanico (SB) (2024)
  8. Rischio da stress da calore in edilizia (2024)
  9. Rischio biologico indoor (2024)
  10. Uso sicuro di sostanze cancerogene e mutagene soggette ad Autorizzazione REACH (2024)

NOTE

[1] Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

[2] Comitati regionali di coordinamento

[3] Report azione centrale sull’attività di vigilanza, Percorso di formazione e monitoraggio sulla sicurezza dei lavoratori in attuazione dell’art. 5 D.Lgs. 81/2008, INAIL settembre 2025.

[4] Non ci soffermiamo sul tema delle carenze di organico nei Servizi di prevenzione delle Asl perché noto e ricordato da noi continuamente.

[5] https://www.ats-insubria.it/servizi/prevenzione-e-sicurezza-negli-ambienti-di-lavoro/piani-mirati-di-prevenzione-e-indagini-di-comparto

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