In occasione della Giornata internazionale della donna l’INAIL pubblica un dossier [1] mediante il quale offre un’analisi statistica sugli infortuni e le malattie professionali che hanno coinvolto le donne dal 2020 al 2024, includendo anche le prime evidenze del 2025.
La pubblicazione evidenzia come l’appartenenza di genere possa influenzare l’assegnazione delle mansioni e le criticità in ambienti lavorativi prevalentemente maschili o femminili, con differenze che si intrecciano anche con età, provenienza e caratteristiche socioeconomiche. L’intento è stimolare un impegno condiviso per superare discriminazioni di genere, ostacoli e resistenze in ambito economico, lavorativo e politico.
Va ricordato in premessa che la presenza femminile nel mondo del lavoro ha avuto nel nostro Paese, secondo i primi dati Istat del 2025, un incremento seppur lieve dello 0, 1%.
Se consideriamo il quinquennio 2020-2024 l’occupazione femminile è prevalente nel settore de Servizi con una presenza del 51% mentre il dato relativo al complesso delle attività economiche è del 42%. La presenza territoriale conferma il Nord Ovest come territorio con maggior numero di addetti per entrambi i generi ma è nell’area del Mezzogiorno che si registra la crescita percentuale più marcata in particolare per le donne, che aumentano del 12,4% passando da 2.158 a 2.425 (attivazione forza lavoro inattiva, diffusione del part time involontario fenomeno che caratterizza l’occupazione femminile nel nostro paese.)
Gli infortuni
Dal confronto tra a gennaio e dicembre 2025, rispetto all’analogo periodo 2024, si registra[2] un aumento delle denunce di infortunio in complesso pari all’1,0% passando da 511.688 a 516.839 casi. Aumento dovuto a una lieve crescita degli eventi in occasione di lavoro (+0,5%) e di un sostanziale incremento di quelli in itinere (+3,2%) che presentano un aumento del 3,5% proprio della componente femminile.
In sintesi quindi nell’ultimo anno ci si è infortunati di più nel percorso casa lavoro e in particolare le donne si sono infortunate di più nel percorso casa lavoro: ma i 99.939 infortuni in itinere del 2025 rappresentano comunque solo il 19,3% rispetto al totale, e i 416.900 che costituiscono il restante 80,7% avvengono in occasione di lavoro (sia in ambiente di lavoro che su strada).
Complessivamente per quanto riguarda le lavoratrici si è registrato un aumento significativo del 2,4% nel 2025 rispetto al 2024, ovvero 4.700 infortuni in più (da 178.327 a 182.602)
Casi mortali
Sempre ricordando la provvisorietà dei dati [3], risulta che l’aumento degli infortuni mortali che emerge dal confronto tra il 2024 e il 2025 è legato principalmente agli eventi che hanno interessato le lavoratrici i cui casi mortali denunciati sono passati da 79 a 94 (+19,0%), di cui 51 in itinere (19 casi in più rispetto al 2024), mentre la componente maschile ha registrato 7 casi in meno (da 998 a 991, -0,7%).
Denunce di infortuni mortali (entro lo scorso mese di dicembre)
- Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale sono state 1.085, 8 in più rispetto alle 1.077 registrate nel 2024 (+0,7%).
- I dati evidenziano un aumento più deciso dei casi avvenuti in itinere, saliti a 293 nel 2025 rispetto ai 280 del 2024 (+4,6%),
- Mentre quelli in occasione di lavoro sono lievemente diminuiti registrando 5 casi in meno (da 797 a 792, -0,6%).
Il quadro è tuttavia diverso se si considera il trend degli infortuni nel quinquennio 2020 – 2024: se prendiamo in considerazione gli eventi che hanno interessato le lavoratrici vi è una considerevole diminuzione del 23,4% delle denunce (da 234.322 a 179,481). Diversamente la componente maschile che ha visto un aumento del 7,0%. Per quanto riguarda gli eventi mortali le lavoratrici passano da 195 a 97 casi quindi 98 eventi mortali in meno (50,3% in meno), contro il -27,5% rilevato tra i lavoratori nello stesso periodo. Nel 2024 l’incidenza degli infortuni mortali occorsi alle donne sul totale dei decessi è stata dell’8,0%, contro l’11,2% del 2020 (condizionato dalla pandemia).
Settori di attività
I settori maggiormente coinvolti nella gestione Industria e Servizi sono stati:
- la Sanità e assistenza sociale ( oltre 37.400 casi),
- il Commercio (oltre 17.400),
- l’Alloggio e ristorazione
- il Manifatturiero (più di 14mila per entrambi),
- il Noleggio, agenzie di viaggio, e servizi di supporto alle imprese (oltre 12mila).
Più di 20mila sono stati gli infortuni denunciati nel Conto Stato, unica gestione in aumento (+0,9% rispetto al 2023) e oltre 4.800 nell’Agricoltura che, con la diminuzione piùsignificativa, ha segnato un calo del -1,3% sul 2023.
Ma in sostanza le lavoratrici si infortunano nell’ambito dei servizi domestici e familiari (colf e badanti con oltre il 90% del totale dei casi denunciati nello stesso settore), nella Sanità e assistenza sociale (74,7%), nel Confezionamento di articoli di abbigliamento (71,6%) nelle Attività finanziarie ed assicurative (56,8%).
Per gli infortuni mortali i settori maggiormente coinvolti sono:
- la Sanità,
- le Attività di alloggio e ristorazione
- il Commercio all’ingrosso
- e il Manifatturiero
- sono 9 i casi mortali nel Conto Stato (10 nel 2023)
- e 4 in Agricoltura, con la riduzione di due unità rispetto all’anno precedente.
Cause e conseguenze sempre con riferimento al 2024 e considerando i casi in occasione di lavoro:
Cause e conseguenze per le lavoratrici |
| Un infortunio su quattro (26,7%) è dovuto a movimenti del corpo sotto sforzo fisico |
| La seconda causa di infortunio per le donne è lo scivolamento o inciampamento con caduta di persona (26,2%) |
| Terza causa di infortunio sono i Movimenti del corpo senza sforzo fisico (19,9%). |
Casi mortali |
| Perdita di controllo di un mezzo, prevalentemente di trasporto |
Sede della lesione |
| La mano |
| La caviglia |
| Colonna vertebrale |
| Ginocchio |
Natura delle lesioni |
| Contusioni |
| Lussazioni |
| Fratture |
Le classi di età
Le donne che si infortunano di più hanno dai 55 ai 59 anni e sono, nel 2024, il 15,5% del totale delle lavoratrici, inoltre nel quinquennio vi è stato un aumento elevato delle lavoratrici infortunate con età compresa tra i 65 e i 69 anni e si è passati dai 3.615 casi del 2020 ai 4.315 del 2024. Mentre sono diminuiti gli infortuni fra il 2023 e il 2024 per la fascia di età compresa tra i 40 e 59 anni.
Le lavoratrici straniere
Il numero delle lavoratrici straniere infortunate è aumentato del 3%: 32.252 nel 2024 (18,0% del totale delle donne infortunate) rispetto alle 31.298 del 2023.
Le più colpite, in valore assoluto, sono state le lavoratrici nate in Romania (5.042 casi), Albania (2.835), Marocco (2.382) e Perù (2.077). Aumentato anche il numero delle lavoratrici straniere decedute per infortuni sul lavoro: nel 2024 sono state 19 (il 19,6% del totale dei casi mortali delle lavoratrici (97), in aumento del 11,8% rispetto alle 17 del 2023. Ben cinque eventi mortali hanno coinvolto lavoratrici provenienti dalla Romania.
Le malattie professionali
Le denunce di malattie professionali da parte delle lavoratrici sono da alcuni anni in crescita: nel 2025 sono passate da 23.122 a 25.246 con oltre 2000 casi in più. Così come d’altronde anche quelle dei lavoratori (quasi 8.000 casi in più). Se si considera poi il quinquennio 2020-2024: nel 2024 si ha un raddoppio delle malattie denunciate con un aumento del 96,6 complessivo e del 91,5% per le donne.
La distribuzione per settore di attività
Dai dati emerge una notevole diversità tra i due generi con riferimento ai settori di appartenenza e alla prevalenza di genere nell’occupazione:
- nel 2024, il 78,3% delle denunce femminili si concentra nella gestione Industria e servizi (18.091 casi su 23.096), contro l’85,1% di quelle maschili (55.523 su 65.257)
- l’Agricoltura assorbe il 19,6% delle denunce delle lavoratrici
- il Conto Stato, pur rappresentando solo il 2,1% del totale femminile, è l’unico ambito a prevalenza femminile qui le donne rappresentano il 64,9% delle denunce della gestione (481 su 741 casi).
Le donne si ammalano per cause legate al lavoro prevalentemente nei comparti:
- sanità e assistenza sociale (3.433 denunce)
- commercio (1.924 denunce)
- attività di noleggio e servizi di supporto alle imprese (1.399)
- rilevante, comunque, per le donne anche il numero di casi nel manifatturiero (4.342).
La stragrande maggioranza delle denunce maschili (71,3%) si concentra nelle attività strettamente industriali, trainate dal comparto delle costruzioni (16.767 casi) e dal manifatturiero (11.140 casi).
Questa diversa ripartizione conferma come il rischio professionale femminile sia oggi prevalentemente legato alle dinamiche del terziario e dell’assistenza, mentre quello maschile resti ancorato alla produzione industriale pesante e all’edilizia.
Le principali patologie
Di cosa si ammalano le lavoratrici?
Nel 2024, come negli anni precedenti, le malattie più denunciate sono quelle del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo (64.114 casi) che, insieme a quelle del sistema nervoso (10.197 casi), rappresentano l’86,8% del totale delle denunce complessive.
La differenza di genere è notevole: mentre per i lavoratori maschi queste patologie pesano per l’83,8%, tra le lavoratrici la percentuale sale al 95,3%, con 17.566 denunce osteo-muscolari e 3.867 relative al sistema nervoso.
Le malattie osteo-muscolari più ricorrenti sono: dorsopatie e disturbi dei tessuti molli (tendiniti) e, fra quelle del sistema nervoso, la quasi totalità è rappresentata dalla sindrome del tunnel carpale.
Dal confronto di genere delle tre patologie appena citate, che insieme rappresentano il 78,0% delle denunce totali, emerge che la quota relativa alle lavoratrici sale all’88,0%, mentre per gli uomini scende al 74,4%. Diversità di genere che si rileva anche per altre tipologie, in particolare per ipoacusie e tumori, che interessano prevalentemente i lavoratori.
Gli autori del Report evidenziano come per disturbi psichici l’incidenza femminile sia più alta e come
i disturbi psichici rappresentano uno dei rari casi di superiorità numerica femminile tra le malattie professionali denunciate (nel 2024, 234 donne contro 219 uomini).
Tra i disturbi più ricorrenti, quelli nevrotici (soprattutto dell’adattamento, seguiti da quelli per stress/ansia e quelli legati ai disturbi dell’umore ma, sottolineano i ricercatori INAIL:
Si parla di numeri sottostimati non solo per la riluttanza nel denunciare tali patologie, ma anche per la frequente mancanza di consapevolezza della malattia da parte del paziente stesso.
Violenza sulle donne
Nel 2024 le aggressioni e le violenze ai danni delle lavoratrici rappresentano il 5,5% sul totale degli infortuni femminili in occasione di lavoro:
- almeno il 44% di questi casi coinvolge il personale del settore sanitario e assistenziale
- seguono le esperte della formazione (10,5%)
- le insegnanti di scuola primaria (7,0%)
- con quote vicine al 4%, le addette alle vendite e al recapito postale.
Il 79,0% degli eventi riguarda la gestione Industria e Servizi seguono il Conto Stato (18,8%) e il comparto agricolo (2,2%).
NOTE
[1] Il dossier è curato dalla Consulenza statistico attuariale dell’INAIL
[2] Sono esclusi gli infortuni degli studenti di ogni ordine e grado
[3] “Per un confronto più corretto e puntuale, anche in ottica di genere, si dovrà fare riferimento alla Relazione annuale dell’Istituto, in occasione della quale saranno diffusi, con aggiornamento al 30 aprile 2026, i dati infortunistici del quinquennio 2021-2025, più consolidati di quelli mensili rilevati al 31 dicembre di ciascun anno.”

