Industria del legno: un settore dove ci si fa molto male

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L’INAIL ha pubblicato il mese scorso la Scheda tecnica 26, relativa al settore del legno e redatta sulla base dei dati disponibili nella Banca dati del sistema di sorveglianza nazionale degli infortuni mortali e gravi Infor.Mo. La tipologia di dati disponibile nella Banca dati permette un reale approfondimento in merito alle modalità di accadimento, ai fattori causali e alle indicazioni di prevenzione: 277 gli infortuni analizzati di cui 103 mortali e 174 gravi, avvenuti in aziende del settore legno (Codice Ateco 16, ovvero “aziende dell’industria del legno e dei prodotti in legno e sughero – esclusi i mobili, fabbricazione di articoli in paglia e materiali da intreccio”).

Sistema di sorveglianza nazionale degli infortuni mortali e gravi Infor.Mo

Il sistema:

  • è co­ordinato da INAIL e dalle Regioni
  • viene alimentato dalle informazioni presenti nelle inchieste infortuni condotte dai Servizi di prevenzione Asl negli ambienti di lavoro
  • le informazioni sono codificate con il Modello di analisi multifattoriale Informo per la ricostru­zione delle dinamiche infortunistiche.

Il settore del legno resta un settore del manifatturiero dove gli incidenti mortali sono in un numero relativamente limitato (anche se in leggera crescita negli ultimi quattro anni) ma soprattutto è un settore dove ci si fa molto male sia per la numerosità degli eventi che per la gravità.

L’indice di frequenza infortunistica del settore presenta valori in discesa ma costantemente superiori, per i trienni esaminati (2016-2018, 2018-2020, 2020-2022) al dato medio del manifatturiero e della gestione Industria e servizi. Relativamente all’ultimo triennio 2020 – 2022, evidenziano i ricercatori, nel legno sono stati registrati 21,17 infortuni indennizzati ogni 1.000 addetti rispetto ai 12,00 del ma­nifatturiero e ai 15,93 dell’Industria e servizi.

L’indice di gravità infortunistica manifesta le stesse caratteristiche dell’indice di frequenza. Il settore presenta in realtà l’indicatore di gravità più elevato tra le differenti attività manifatturiere: le giornate lavorative perse sono in realtà diminuite (da 3,25 giornate perse per addetto nel triennio 2016 – 2018 alle 2,90 nel periodo 2020 – 2022) ma va considerato il dato del settore rispetto al dato generale del comparto manifattu­riero che è di 1,38 e 1,19 nei rispettivi periodi.

Ulteriori caratteristiche relative agli eventi:

  • rispetto alla media del manifatturiero una maggiore quota di au­tonomi (9,0% vs 5,7%), di lavoratori irregolari (3,2% vs 2,3%) e di pensionati (2,2% vs 0,8%),
  • per quanto riguarda la frequenza degli infortuni nella classe 65 e oltre risulta essere più del doppio del dato registrato per l’intero settore manifatturiero (7,9% vs 3,4%)
  • le due principali moda­lità di lesioni sono l’amputazione (27,1%), spesso collegata al contatto degli arti superiori con organi lavoratori in movimento, e la ferita (15,9%)
  • tra le mansioni più coinvolte figurano operai e artigiani del trattamento del legno (28,5%), operai addetti a macchinari per la produzione in serie di articoli in legno (22,4%) e carpentieri e falegnami impiegati in attività edili (12,3%)
  • il 60,6% degli infortunati registra una esperienza lavorativa nella mansione supe­riore a 3 anni, valore leggermente superiore al dato per il settore manifatturiero, mentre la quota dei lavoratori con anzianità non superiore ai 7 giorni è circa 1,5 volte il dato complessivo (4,0% vs 2,8%).
Modalità di accadimento e fattori di rischio

Il settore presenta tre modalità di accadimento rispetto alle quali supera la media del comparto manifatturiero. La prima causa di infortunio è il contatto con organi lavoratori in movimento: si tratta di circa la metà dei casi, il 44,8% (29,9% nel manifatturiero). La seconda modalità è rappresentata dalle cadute dall’alto con il 19,9% contro il 15,85 nel manifatturiero. La terza modalità è rappresentata dalla proiezione di solidi (6,9% contro il 5,8%). Vi è poi un’ulteriore modalità, caduta dall’alto di gravi che, pur essendo al di sotto della media di tali eventi nel manifatturiero, rappresenta nel legno la terza modalità di accadimento degli infortuni.

Le informazioni contenute nella Banca dati Infor.MO permettono di andare oltre nell’individuare i 482 fattori di rischio che hanno determinato i 277 eventi considerati, declinati secondo la classificazione di determinanti e modulatori proposta dal modello di analisi Sbagliano si impara:

  • al primo posto, con il 53,2%, gli aspetti procedurali (attività infortunato e di terzi), che sono collegati a pratiche abituali (38%), carenza di informazione, formazione, addestramento (29,3%), azioni estemporanee (26,7%) ed errori di comunicazione (3,3%). Il valore registrato di criticità operative è in linea con il dato complessivo del manifatturiero risultando leggermente inferiore allo stesso
  • per quanto riguarda la seconda categoria tra i fattori di rischio abbiamo attrezzature, utensili, macchine e impianti (UMI), la quale risulta superiore alla media del settore manifatturiero (31,7% vs 28,1%) e i problemi di sicurezza più frequenti rilevati sono riconducibili all’assenza delle protezioni (32%), all’inadeguatezza delle stesse (22,9%) e alla loro rimozio­ne/manomissione (12,4%).
  • nel fattore ambiente si registrano principalmente problemi relativi agli spazi di lavoro in quota, quali l’assenza di barriere e protezioni e agli ambienti dedicati al carico scarico merci (piazzali, magazzini) per assenza di segnaletica e di percorsi di sicurezza.
  • per i Dpi il mancato uso, pur se disponibili, di cinture di sicurezza, guanti, caschi e dispositivi di pro­tezione del viso per pratiche abituali rappresenta la prevalente criticità
  • per i materiali si evidenziano quasi esclusivamente in egual misura problemi legati alle ca­ratteristiche (difetti del legno) e allo stoccaggio.

Rinviamo alla lettura della Scheda 26 per ulteriori approfondimenti e per l’esame dell’articolata proposta di misure di prevenzione connesse ai primi tre fattori di rischio. Mentre per quanto riguarda il primo fattore di rischio, ovvero i movimenti (volontari o meno) che avvicinano le mani agli organi lavoratori – considerando che rappresenta il Fattore potenziale di infortunio più rilevante nella lavorazione del legno – val la pena sottolineare che tale fattore permane costantemente come prima causa di infortunio nel settore da decenni e che sono note le condizioni in cui gli eventi si verificano, ovvero quando si realizzano o si tagliano piccoli pezzi, anche se non sono rari i casi di lavoratori che hanno avvicinato le mani agli organi lavoratori e si sono infortunati per pulire la macchina da residui di lavorazione.

Indubbiamente va garantita la protezione degli organi lavoratori ma tema centrale è anche l’uso costante degli spingitoi di cui deve essere dotata la singola macchina. In particolare, va considerato che è proprio il mancato uso degli spingitoi che determina molti infortuni caratterizzati da un maggior numero di giorni di assenza e con postumi permanenti, postumi che per lo più riguardano le mani quindi la possibilità di continuare a lavorare.

L’utilizzo o mento degli spingitoi, così come spegnere una macchina prima di allontanare i residui di lavorazione o l’utilizzo dell’aspirazione per le pulizie personali e di macchinari e reparti questi, come altri comportamenti, sono tra quelli su cui maggiormente interviene la scelta del lavoratore. Comportamenti che tuttavia sono per lo più coerenti con la cultura aziendale in materia di prevenzione e che implicano la definizione o meno di procedure lavorative dettagliate, applicate a ciascuna lavorazione, e condivise con i lavoratori.

Vari esperimenti e verifiche hanno dimostrato che i lavoratori attuano e mantengono nel tempo comportamenti corretti che vengono loro richiesti solo dopo che si sono convinti dell’esistenza di un rischio e della possibilità di prevenirlo. Quindi il loro impegno attivo è legato al convincimento e per ottenerlo si deve farli partecipare alle scelte. L’impegno attivo dei lavoratori nella prevenzione si ottiene solo se l’attività formativa li ha resi partecipi di un sistema di sicurezza integrato al lavoro. [1]


NOTE

[1] Lavorazione del legno. Conoscere per prevenire. Schede per i datori di lavoro e Istruzioni operative per i lavoratori, Ispesl, Osservatorio nazionale microimprese, testi a cura di Celestino Piz e Franco Zanin, giugno 2009.

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