Un festival cinematografico dedicato al lavoro

I temi sociali non sono certo al centro dell’attenzione e dell’interesse di quanti costruiscono i palinsesti dei circuiti di informazione tradizionali e maggiormente frequentati dal grande pubblico. Di prodotti forse ce ne sono di più di quanto si possa immaginare: quel che manca in realtà è proprio un’azione di ricerca e proposta di opere che trattino, ad esempio, i temi legati al lavoro. Da sette anni un importante incontro annuale cerca di ovviare a questa lacuna proponendo, nel campo della produzione di film e cortometraggi, il festival Job Film Days che presenta il lavoro come tema unico dell’iniziativa, affrontato nei suoi diversi aspetti: dai diritti alla salute e sicurezza, dalle nuove tecnologie alla precarietà, dalle nuove professioni al lavoro femminile, dall’inclusione al rapporto con i territori.

Il festival, alla sua settima edizione, viene realizzato grazie anche alla collaborazione del Museo Nazionale del Cinema e di una rete di istituzioni e associazioni locali, nazionali e internazionali. Svoltosi a Torino dal 6 all’11 ottobre, il festival, a carattere internazionale [1], per sei giorni (al Cinema Massimo e in altri luoghi della città) ha offerto occasioni di confronto sulle trasformazioni che stanno cambiando il mondo del lavoro, con un programma che propone opere contemporanee e opere restaurate, due concorsi, eventi speciali, incontri e momenti di formazione. Nel corso dei 6 giorni il festival ha proposto 57 film provenienti da 30 Paesi, con 2 anteprime mondiali e 20 anteprime italiane.

Associazione Job Film Days ETS

L’associazione ha come principale obiettivo la promozione di iniziative culturali che – attraverso il cinema – affrontino il tema del lavoro, a partire dal rispetto dei diritti, della legalità, delle pari opportunità, della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro.

Il Festival vuole:

  • Far conoscere la cinematografia attuale internazionale sul mondo del lavoro.
  • Coinvolgere registi e altri professionisti che hanno contribuito alla realizzazione dei film.
  • Abbinare alle proiezioni dibattiti e incontri, che arricchiscono il confronto e aprono la visuale su realtà non sempre conosciute.
  • Presentare film storici, preferibilmente italiani e restaurati di recente, sui temi del lavoro.
  • Richiamare l’attenzione sul lavoro nel settore cinematografico.
  • Sviluppare una rete di partner per favorire l’incontro tra il mondo del lavoro e il mondo del cinema attraverso la forza espressiva del linguaggio cinematografico.
  • Coinvolgere i giovani nella fruizione del prodotto audiovisivo e delle sale cinematografiche, anche come strumento di formazione.
  • Coinvolgere un pubblico ampio, attraverso proiezioni anche nelle aree periferiche della città e al di fuori della sala cinematografica.

 Val la pena presentare la trama del film di apertura per comprendere il livello di consapevolezza e l’attualità delle proposte del festival. È una storia di lavoro, potere e scelte quella di La guerre des prix di Anthony Déchaux:

Una giovane buyer che prova a difendere i piccoli produttori e una filiera biologica e locale dentro uno dei colossi della grande distribuzione.

La guerre des prix di Anthony Déchaux (trama)

La pellicola di Déchaux segue Audrey, la protagonista, che proviene da una famiglia di allevatori lattieri e vive nella fattoria familiare insieme al fratello, produttore di latte biologico. Capo reparto in un supermercato di provincia, riesce a promuovere con successo prodotti caseari biologici provenienti da imprese locali. I risultati la portano alla sede centrale dell’azienda, uno dei giganti della grande distribuzione, dove viene nominata responsabile degli acquisti a livello nazionale.

È qui, però, che le regole cambiano. Audrey scopre quanto sia difficile continuare a sostenere i piccoli produttori dentro un sistema dominato dalla competitività e dalla ricerca del profitto. Costruito come un thriller, La guerre des prix porta così lo spettatore nei meccanismi delle trattative commerciali e nelle tensioni che attraversano la filiera alimentare. Tra gli interpreti Olivier Gourmet, seducente e magnetico nei panni di un negoziatore senza scrupoli, ma allo stesso tempo più umano di molti dei colleghi che lo circondano.

Il festival prevede due concorsi:

  • Concorso lungometraggi (7 film). Premio “Lavoro 2026” JFD – Inail Piemonte
  • Concorso cortometraggi (12 film). Premio “Job for the Future” JFD – Camera di Commercio di Torino

Il Premio “Lavoro 2026” JFD, realizzato con INAIL Piemonte, propone sette documentari e lungometraggi di finzione provenienti da diversi Paesi, mentre il Premio “Job for the Future 2026” JFD, realizzato con la Camera di commercio di Torino, è riservato a dodici cortometraggi europei realizzati da registi under 40.

Due sezioni che, attraverso linguaggi e generi differenti, restituiscono uno sguardo sulle condizioni di lavoro, sui cambiamenti tecnologici e sociali e sulle nuove forme di precarietà, ma anche sul rapporto tra lavoro, ambiente, territorio e vita quotidiana.

È possibile avere un’idea della trama e del carattere dei 19 film partecipanti ai concorsi sfogliando il Programma che alleghiamo. Una selezione dei film di entrambi i concorsi sarà inoltre disponibile sulla piattaforma MYmovies ONE dopo la proiezione in sala, e resterà visibile per 5 giorni.

Molto interessante è anche la scelta fatta dagli organizzatori di dedicare nell’attuale edizione del festival un focus al cinema della Corea del Sud, “una cinematografia che ha saputo raccontare con particolare incisività le disuguaglianze, la competizione sociale e le trasformazioni del capitalismo contemporaneo”, con la proiezione, tra le altre, di No Other Choice di Park Chan-wook (interpretato da Lee Byung-hun e presentato in concorso alla Mostra di Venezia 2025).

Altro tema cui viene dato uno spazio significativo è quello dell’intelligenza artificiale: citiamo in particolare Les sacrifiés de l’IA di Henri Poulain (Francia, 2025). Il documentario del regista francese indaga il lato nascosto dell’intelligenza artificiale, smascherando il costo umano e ambientale che si cela dietro la promessa di una tecnologia onnipotente, mettendo in discussione il mito del progresso tecnologico e le ideologie che lo sostengono. La proiezione del documentario francese è stata accompagnata dalla proiezione di altri tre documentari nello spazio dedicato a Umani macchine e il futuro del lavoro.

Di grande interesse il lungometraggio She di Parsifal Reparato, che affronta invece il tema della salute e sicurezza sul lavoro, attraverso la denuncia delle condizioni delle operaie in un enorme parco industriale di elettronica in Vietnam, uno dei più grandi al mondo.

Altro tema cui è dedicato un focus importante è quello dei contesti di guerra e delle loro ripercussioni: tra le proposte ricordiamo American Doctor (presentato al Sundance Film Festival 2026) della regista malese Poh Si Teng, che racconta la storia di tre medici – un palestinese, un ebreo e uno zoroastriano – tra gli Stati Uniti e Gaza; The Roots of Madness di Edgar Hagen, che accompagna invece il quasi ottantenne Ulrich Tilgner, storico reporter televisivo tedesco, in un viaggio d’addio nei territori che ha raccontato per oltre quarant’anni. Infine, Cuba & Alaska di Yegor Troyanovski porta lo spettatore al fronte ucraino, seguendo le vicende di alcune giovani paramediche.


NOTE

[1] Diretto da Annalisa Lantermo e organizzato dall’Associazione Job Film Days ETS.

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