Migliori condizioni di lavoro: è possibile! Esempi di soluzioni ergonomiche applicabili

ergonomia e lavoro pexels-silverkblack-39219391

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Alcune settimane fa abbiamo presentato i lavori del tredicesimo Congresso della Società di ergonomia, nelle sue linee generali, evidenziando il valore sia della scelta di Ivrea come luogo di svolgimento sia del titolo del Congresso, con cui si è voluto sottolineare l’attualità della esperienza profondamente innovativa e umana realizzata da Adriano Olivetti.

La rapida messa a disposizione degli Atti del Congresso e degli abstract degli interventi ci permette ora di poter presentare degli esempi di applicazioni ergonomiche nei diversi campi della multidisciplinarità che caratterizza oggi questa disciplina:

dall’Ergonomia fisica, cognitiva e organizzativa alla progettazione human-centred di prodotti, servizi e tecnologie digitali; dall’accessibilità e inclusione alla salute e sicurezza nei luoghi di vita e di lavoro; dai sistemi complessi e dall’Intelligenza Artificiale fino alle applicazioni nei contesti industriali, sanitari, educativi e della ricerca. Nel loro insieme, essi offrono una fotografia aggiornata dell’evoluzione dell’Ergonomia e del contributo che la comunità scientifica e professionale italiana è in grado di offrire per affrontare le trasformazioni in corso.

Rinviamo alla lettura del Volume degli Abstract, davvero molto interessante per la molteplicità dei temi affrontati, l’originalità dei risultati e delle soluzioni proposte. Tra i molti abbiamo scelto due esempi: uno particolarmente coerente con l’evoluzione straordinaria che sta avvenendo nel mondo del lavoro, l’altro per il carattere semplice e facilmente applicabile in tutti i luoghi di lavoro.

Più di un intervento al Congresso ha proposto il tema dell’intelligenza artificiale, la cui introduzione, secondo i ricercatori della Società di ergonomia, come si legge nell’Introduzione al volume,

non può guardare solo all’ottimizzazione della performance di sistema ignorando il benessere. Performance e benessere sono per l’Ergonomia un binomio inscindibile. L’IA ha sin qui dimostrato una scarsa propensione a rispondere all’ampia domanda di benessere delle nostre società.

Tra le ricerche presentate sul tema, l’Approccio ergonomico alla valutazione dell’interazione persona-IA[1] ci sembra particolarmente rilevante in quanto evidenzia come l’indagine ergonomica può dare risultati sorprendenti nel far emergere elementi di criticità ignorati che si manifestano là dove si privilegia, nell’adozione dei sistemi di IA, un’ottica esclusivamente di carattere produttivo, trascurando l’impatto che questa ha sui “processi decisionali e operativi”.

Lo studio, a partire dalla revisione della letteratura sull’intelligenza artificiale nell’ambito della ricerca in Ergonomia e Psicologia, si è sviluppato come indagine qualitativa esplorativa sui temi dell’usabilità, del carico di lavoro e delle interazioni.

I dati sono stati raccolti attraverso workshop con esperti di benessere nei luoghi di lavoro, interviste a professionisti e successivamente workshop con il coinvolgimento di ergonomi. I risultati [2] evidenziano un dato che, a prima vista, può sembrare sorprendente e in contrasto con una valutazione più immediata, ovvero come

la riduzione del carico di lavoro non sia sempre vantaggiosa, soprattutto nei contesti caratterizzati da basso carico cognitivo.

 Un carico di lavoro non troppo basso durante l’interazione con i sistemi di intelligenza artificiale sembra essere essenziale per mantenere “livelli di attenzione, meta-cognizione[3] e capacità di valutazione critica”. La riduzione del carico di lavoro è invece positiva, e ha ricadute positive sugli operatori, quando si tratta di operazioni ripetitive e “a basso valore aggiunto”. Inoltre, l’utilizzo più consapevole dei sistemi di IA permette all’operatore di rilevare eventuali errori o criticità del sistema.

Nel corso della ricerca gli intervistati hanno evidenziato:

la necessità di un uso responsabile dell’IA, sottolineando il rischio che un utilizzo acritico e la delega di attività complesse possano portare a una perdita di controllo e di responsabilità da parte dell’essere umano.

I risultati dell’indagine ribaltano anche altri concetti:

Riferendosi all’efficacia, ad esempio, i risultati evidenziano come i sistemi di IA possano risultare meno efficaci quando limitano intuizione e creatività individuale, impediscono di considerare output alternativi o si basano su informazioni incerte, aumentando il rischio di ‘allucinazioni’. In questa prospettiva, efficacia e affidabilità appaiono strettamente legate alla trasparenza delle informazioni utilizzate dal sistema e al mantenimento del controllo umano sul processo decisionale.

Impoverire i compiti umani delegandoli il più possibile, anche quelli di carattere cognitivo, all’IA può indurre negli operatori “automatismi e compromettere attenzione e processi decisionali”, con ricadute in alcuni contesti anche sugli aspetti della sicurezza.

Piena condivisione meritano alcuni elementi proposti dai ricercatori nelle conclusioni:

Nel complesso, emerge la necessità di valutare con maggiore cautela l’introduzione dei sistemi di intelligenza artificiale, evitando un’adozione generalizzata e non contestualizzata. Le evidenze raccolte suggeriscono quindi l’opportunità di definire specifici scenari d’uso in grado di orientare la selezione e l’impiego dei sistemi intelligenti, tenendo conto delle relative implicazioni. Tale approccio appare fondamentale per la progettazione di interazioni che salvaguardino l’essere umano e le sue caratteristiche. La ricerca attualmente prosegue con l’elaborazione di diversi scenari.

Respirazione: leva per il benessere occupazionale [4]

Abbiamo inoltre considerato come secondo esempio (sempre rinviando alla lettura dello straordinario patrimonio di esperienze presentato nel Volume degli abstract) un’indagine ergonomica che interviene su un aspetto di benessere lavorativo, mediante una soluzione che potremmo definire a costo zero, incentrata sulla consapevolezza e l’impegno dei singoli lavoratori/lavoratrici, nell’ambito però di una cultura aziendale attenta alla prevenzione e alla promozione della salute.

Il presente contributo intende evidenziare l’importanza della consapevolezza respiratoria quale strumento semplice, accessibile ed efficace per la prevenzione dei rischi e la promozione del benessere. In particolare, l’obiettivo è introdurre la pratica nei contesti di lavoro con focus sugli effetti positivi psicofisici della respirazione diaframmatica consapevole: migliorare la gestione dello stress, favorire il rilassamento muscolare e l’assetto posturale e, in generale, supportare il benessere complessivo della persona al lavoro.

Il modello applicativo progettato intende favorire l’integrazione delle tecniche respiratorie nei contesti lavorativi, come strumento di supporto al benessere percepito dai lavoratori.

Il modello

Fase iniziale di training

Obiettivi: sviluppare consapevolezza, migliorare la qualità dell’azione respiratoria, apprendere le tecniche guidate.

Sessioni quotidiane autogestite ciascuna caratterizzata da obiettivi e focus differenti (con materiale informativo e infografiche) da svolgere:

  • all’inizio dell’attività,
  • dopo la pausa pranzo
  • e al termine del lavoro.

Sessioni straordinarie da realizzare in presenza di condizioni particolarmente stressogene

Il protocollo (attualmente in fase di sperimentazione pilota)

  • è sottoposto ad un gruppo eterogeneo di 10 soggetti che svolgono attività di consulenza caratterizzata da lavoro prettamente on-desk assimilabile a videoterminalisti.
  • È supportato da una raccolta dati che comprende interviste strutturate pre e post esercizi respiratori e da un diario nel quale i partecipanti riportano riflessioni e sensazioni relative al percepito psicofisico.

Già in questa prima fase sperimentale i ricercatori riportano risultati preliminari che evidenziano riscontri positivi nei partecipanti che riferiscono di

una maggior sensazione di rilassatezza, lucidità e riduzione di annebbiamento mentale, nonché un incremento dei livelli di energia e della prontezza percepita in seguito all’esecuzione degli esercizi respiratori.

Sostenuta dalla letteratura scientifica che, con dati più che consolidati, parla degli effetti positivi sul benessere e sulla salute indotti da una corretta respirazione, l’introduzione delle tecniche respiratorie nei contesti lavorativi rappresenta un suggerimento nel contempo originale e di sicuro effetto, contribuendo positivamente sia al benessere della persona sia dell’Organizzazione.

Ma si auspica, perché si abbiano risultati concreti e duraturi, che

le tecniche respiratorie siano integrate all’interno di programmi strutturati e continuativi, superando la logica degli interventi occasionali o isolati.


NOTE

[1] Carletto S., Gilotta S., Adequat s.r.l sofia@adequat.studio, silvia@adequat.studio
Micheletti Cremasco M., Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi-Universita degli studi di  Torino margherita.micheletti@unito.it

[2] Si tratta dei risultati di una prima fase di lavoro cui seguiranno ulteriori elementi frutto di una seconda fase di studio ancora in atto.

[3]Meta-cognizione: capacità di riflettere sui propri processi mentali.

[4] Bonicatto D., Gilotta S.,  Adequat s.r.l. daniele@adequat.studio

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