Abbiamo descritto, in diversi articoli, l’evoluzione del Sistema informativo nazionale per la prevenzione. Ne abbiamo evidenziato il ruolo predittivo rispetto ai rischi connessi al lavoro, basato sul principio del “conoscere per prevenire”, facendo riferimento ai Rapporti pubblicati dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale dell’INAIL (Dimeila), e dalle diverse componenti del sistema (MalProf, Informo, Previs).
Più recente è l’avvio della rete di monitoraggio Marel (Malattie e rischi emergenti sul lavoro), di cui Dimeila ha pubblicato nel mese in corso il Rapporto 2019-2022.
Il sistema prevede la raccolta delle informazioni sulle esposizioni delle malattie di probabile origine lavorativa, è costituito da una rete di Ambulatori pubblici di medicina del lavoro e risponde alle indicazioni del Piano nazionale di prevenzione per l’approfondimento delle conoscenze sui rischi lavorativi.
Nel corso delle visite presso gli ambulatori della rete collaborativa, oltre alla diagnosi, è possibile registrare la storia professionale dei lavoratori e i fattori di rischio a cui sono stati esposti. I dati sugli agenti di esposizione rappresentano l’informazione core del sistema, in relazione sia ai comparti di attività economica che alle professioni. [1]
Malattie professionali classificazione
Malattie elencate nelle Tabelle delle malattie professionali per le quali il lavoratore, ai fini del riconoscimento, non ha l’onere della prova, ovvero di dimostrare l’origine professionale della malattia.
Malattie elencate nelle Liste delle malattie professionali e per cui è obbligatoria la denuncia, ma per le quali spetta al lavoratore di fornire la prova del nesso di causalità tra la patologia e l’attività lavorativa [2].
Le tre liste delle malattie professionali:
- Lista 1 malattie la cui origine lavorativa è di elevata probabilità
- Lista 2 malattie la cui origine lavorativa è di limitata probabilità
- Lista 3 malattie la cui origine professionale è possibile
Il Progetto Marel ha come obiettivo la costruzione della rete di Ambulatori pubblici di Medicina del Lavoro (AMdL), che hanno il compito di monitorare le malattie e i rischi per la salute emergenti sul lavoro, a integrazione di MALPROF.
L’importanza di un sistema di sorveglianza e monitoraggio, come la rete Marel, risulta evidente considerando la struttura del sistema di classificazione delle Malattie professionali (Tabelle e Liste) e le difficoltà (che ben conoscono i medici dei Patronati) che si incontrano, in fase di riconoscimento, per le malattie che non sono inserite nelle Tabelle e per cui spetta al lavoratore l’onere della prova del nesso di causalità.
L’Ambulatorio di medicina del lavoro rappresenta un supporto per le figure mediche che possono segnalare le malattie professionali a vantaggio dell’emersione del fenomeno e di una migliore tutela dei lavoratori. Particolarmente significativo è il ruolo del Medico di medicina generale nell’indirizzare i lavoratori presso gli AMdL, laddove esistenti e dove è nota la loro attività.
La rete attuale è costituita da diciassette ambulatori di medicina del lavoro
L’Istituto, tramite il Dimeila, coordina la rete degli ambulatori e gestisce le attività per l’implementazione dell’archivio online.
Presso centri ospedalieri/universitari
Azienda ospedaliera universitaria pisana di Pisa, Università di Cagliari, Azienda ospedaliera Università di Bari, Università di Brescia e Università di Bologna, (nella fase pilota ha partecipato anche l’Azienda ospedaliera Papa Giovanni XXIII di Bergamo).
Nei Servizi di prevenzione delle Asl
Nelle regioni Campania (Napoli), Emilia-Romagna (Bologna, Imola), Lazio (Viterbo), Sicilia (Ragusa, Messina, Enna), Puglia (Barletta- Andria-Trani), Marche (Macerata), Toscana (Area Nord-Ovest e Firenze) e Veneto (Venezia).
Le informazioni raccolte dal sistema Marel sono tutte inerenti l’esposizione professionale: livello e tipo di esposizione, utilizzo dei Dpi, nesso causale. Questi elementi sono registrati nel corso delle visite dei lavoratori e permettono di stabilire il nesso causale tra malattia e la storia lavorativa con riferimento ai comparti, alle qualifiche professionali e agli agenti di esposizione.
La cartella Marel è strutturata in più sezioni: anagrafica del lavoratore, origine e motivo della visita, anamnesi e obiettività, diagnosi, storia occupazionale e fattori di rischio, nessi causali e conclusioni sui quesiti diagnostici.
La cartella Marel
“Anagrafica del lavoratore. In questa sezione sono raccolti i dati anagrafici del lavoratore, compreso il codice fiscale per una identificazione univoca e l’eventuale collegamento con altre banche dati, il recapito e il titolo di studio.
Origine e motivo visita. Oltre alla data della visita, utilizzata anche per raggruppare i casi per le analisi statistiche, questa sezione contiene campi per specificare le caratteristiche socio-occupazionali del lavoratore alla data della visita (posizione professionale e se il contratto è a tempo pieno o parziale), se gli è stata riconosciuta una qualche forma di invalidità, il problema clinico, l’origine e il motivo della visita. Per quest’ultimo campo, è possibile indicare una o più opzioni.
Anamnesi e obiettività. La sezione è dedicata all’anamnesi familiare, all’anamnesi fisiologica, in particolare per quanto riguarda l’abitudine al fumo, al consumo di alcol e alla pratica di attività fisica. Inoltre, ci sono campi dedicati alla anamnesi patologica remota, recente e farmacologica. La sezione si chiude con la possibilità di indicare parametri quali pressione arteriosa, frequenza cardiaca, altezza e peso.
Diagnosi. Viene riportata la malattia diagnosticata al momento della visita ed eventuali comorbidità, facendo riferimento al sistema di classificazione ICD-10, con le date di insorgenza dei sintomi e di diagnosi.
Anamnesi lavorativa e fattori di rischio. Nella sezione è delineata la storia lavorativa distinguendo i diversi periodi lavorativi con codice Ateco e mansione. La scheda permette di raccogliere ulteriori informazioni quali l’orario di lavoro settimanale, il codice fiscale/partita IVA dell’azienda e del testo libero nel campo note. Per ciascun periodo sono successivamente registrati uno o più agenti di esposizione.
Nessi. In questa sezione vengono attribuiti i nessi tra ciascun agente di rischio e le patologie registrate durante la visita. Per ogni periodo lavorativo vengono individuati uno o più fattori di rischio a cui il lavoratore può essere stato esposto”.
Fonte: Rapporto 2019-2022
Rinviamo alla lettura del Rapporto per l’esame dei dati generali, mentre ci soffermiamo sull’applicazione del metodo con il focus per la “professione muratori”, presentato nella parte conclusiva del Rapporto.
L’approfondimento dedicato alla professione dei muratori ha permesso di identificare 150 malattie professionali, con la prevalenza delle malattie dell’apparato muscolo-scheletrico (ernia di altro disco intervertebrale 13,3%; sindrome della cuffia dei rotatori 11,3%; sindrome del tunnel carpale 6,7%). I risultati in termini percentuali sono analoghi a quelli riscontrati nel sistema Malprof relativamente alla professione dei muratori tra cui la patologia più frequente è la sindrome della cuffia dei rotatori (14,8%).
Gli agenti d’esposizione individuati sono 463. L’agente con maggiore frequenza è la “movimentazione manuale dei carichi” (25,5% sul totale), seguito da “vibrazioni meccaniche trasmesse al sistema mano braccio” (9,5%) e “movimenti ripetuti degli arti superiori-spalla” (9,1 %).
Mediante la stima del Prr [3] (Proportional reporting ratio) sono state individuate associazioni tra la professione e ulteriori specifici agenti: in particolare risultano valori elevati e significativi del Prr per gli agenti di esposizione cemento, calce, gesso (4,97), radiazioni solari (2,98) e “postura fissa/incongrua del corpo intero” (2,42).
Pertanto, il PRR consente di cogliere, oltre agli agenti prevalenti (per esempio, la movimentazione manuale dei carichi) già deducibile dalla tabella di frequenza, anche altri agenti che debbono essere considerati specificamente in fase di valutazione dei rischi per i muratori. Questo suggerisce di tenere in considerazione non solo i fattori di rischio biomeccanico ma anche l’esposizione a particolari agenti chimici e fisici.
Risulta evidente come questo ulteriore sistema di monitoraggio, Rete Marel, permetta di andare più a fondo nell’individuare i fattori di rischio, oltre a favorire una più equa gestione dei riconoscimenti e l’emersione di malattie per le quali il nesso causale con l’esposizione può, a un esame meno approfondito, venire sottovaluto.
NOTE
[1] Marel – Rapporto 2019 -2022, INAIL Dimeila novembre 2025
[2] La lista delle malattie professionali in Italia è contenuta negli allegati al Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, periodicamente aggiornati (l’ultimo aggiornamento risale al Decreto del 15 novembre 2023, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 13 gennaio 2024).
[3] Il PRR è un indicatore che valuta se una determinata malattia professionale è proporzionalmente più presente in un settore economico (o in una professione) rispetto agli altri settori (o professioni). Si calcola rapportando la proporzione di segnalazioni di una malattia sul totale delle segnalazioni di patologie in un settore specifico (o in una professione specifica) e la stessa proporzione negli altri settori (o professioni). Un PRR maggiore di 1 suggerisce che quella malattia è associata al settore in esame.

