Lavorare ovunque e in qualsiasi momento: opportunità e rischi della flessibilità secondo Eurofound

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fonte: Eurofound


La diffusione del telelavoro e delle modalità di lavoro flessibili ha cambiato profondamente l’organizzazione del lavoro negli ultimi anni. Accelerata dalla pandemia e sostenuta dalla digitalizzazione, questa trasformazione ha reso possibile svolgere molte attività indipendentemente dal luogo e, spesso, anche dall’orario tradizionale di lavoro.

Secondo il nuovo rapporto pubblicato da Eurofound, nel 2024 almeno un lavoratore europeo su cinque svolgeva attività in telelavoro oppure disponeva di una significativa autonomia nell’organizzazione del proprio orario. Una modalità che offre numerosi vantaggi, ma che richiede anche nuove strategie di prevenzione per evitare effetti negativi sulla salute e sull’equilibrio tra vita privata e lavoro.

La flessibilità è ormai parte del mercato del lavoro

Negli ultimi dieci anni il lavoro flessibile è passato da soluzione adottata in casi specifici a componente stabile dell’organizzazione aziendale in molti settori.

La diffusione delle tecnologie digitali, unita ai cambiamenti introdotti durante l’emergenza sanitaria, ha favorito modelli di lavoro che consentono ai dipendenti di scegliere, almeno in parte, dove e quando lavorare.

Questa evoluzione ha migliorato diversi aspetti della qualità del lavoro, aumentando l’autonomia dei lavoratori e offrendo una maggiore possibilità di conciliare gli impegni professionali con quelli personali.

I benefici per lavoratori e aziende

Lo studio Eurofound evidenzia che il telelavoro e l’autonomia nella gestione degli orari possono produrre effetti positivi sia per i lavoratori sia per le organizzazioni.

Tra i principali vantaggi figurano:

  • migliore equilibrio tra vita privata e lavoro;
  • riduzione dei tempi dedicati agli spostamenti casa-lavoro;
  • maggiore autonomia nella pianificazione delle attività;
  • minore rischio di esaurimento psicofisico (burnout) e di affaticamento, quando la flessibilità è accompagnata da un’effettiva autonomia decisionale.

Il tempo risparmiato eliminando il tragitto quotidiano viene destinato soprattutto al tempo libero, ma anche alle responsabilità familiari e, in alcuni casi, ad attività lavorative aggiuntive.

Quando la flessibilità diventa un rischio

Accanto ai benefici emergono però alcune criticità che incidono sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori.

Chi lavora da remoto risulta infatti più esposto rispetto ai colleghi presenti stabilmente in azienda a situazioni quali:

  • giornate lavorative più lunghe;
  • straordinari frequenti;
  • lavoro durante il tempo libero;
  • orari irregolari;
  • periodi di riposo insufficienti;
  • richiesta di essere costantemente reperibili.

La ricerca sottolinea inoltre che la semplice flessibilità non garantisce automaticamente un migliore benessere: quando gli orari sono molto variabili ma il lavoratore non ha un reale controllo sulla propria organizzazione, aumentano lo stress e le difficoltà di conciliazione tra lavoro e vita privata.

Il problema della reperibilità continua

Uno degli aspetti più critici evidenziati da Eurofound riguarda i contatti di lavoro al di fuori dell’orario previsto.

Telefonate, messaggi, e-mail o richieste ricevute durante il tempo libero contribuiscono a rendere meno netta la separazione tra lavoro e riposo, con effetti negativi sul benessere psicologico.

Secondo i dati raccolti, essere contattati frequentemente fuori dall’orario di lavoro è tra i fattori che incidono maggiormente sull’aumento dello stress, dell’affaticamento mentale e sulla riduzione dell’equilibrio tra vita professionale e personale.

Il diritto alla disconnessione

Per affrontare questa problematica, diversi Paesi europei hanno introdotto norme dedicate al cosiddetto diritto alla disconnessione, cioè il diritto del lavoratore a non essere contattato per motivi professionali durante i periodi di riposo.

Eurofound evidenzia che, nel 2025, tredici Stati membri disponevano già di specifiche disposizioni nazionali in materia, molte delle quali introdotte dopo la pandemia.

L’esperienza dei Paesi che hanno adottato queste misure mostra risultati incoraggianti, con una riduzione della frequenza dei contatti lavorativi fuori orario e un miglioramento delle condizioni di benessere dei lavoratori.

Le differenze tra lavoratori e settori

L’impatto della flessibilità non è uguale per tutti.

Il rapporto mette in evidenza differenze significative tra Paesi, settori produttivi, livelli professionali e competenze. I lavoratori altamente qualificati tendono ad avere maggiore autonomia, ma sono anche più esposti al rischio di prolungare la giornata lavorativa. Al contrario, le figure meno qualificate sperimentano più frequentemente orari frammentati e minore controllo sulla gestione del proprio tempo.

Anche sotto il profilo di genere emergono alcune differenze: il telelavoro migliora l’equilibrio vita-lavoro sia per uomini sia per donne, ma queste ultime continuano a sperimentare con maggiore frequenza interferenze tra attività professionale e responsabilità familiari.

Organizzazione e prevenzione restano fondamentali

Secondo Eurofound, la crescente diffusione del lavoro flessibile rende necessario aggiornare le politiche aziendali e gli strumenti di tutela.

Le organizzazioni sono chiamate a definire regole chiare sugli orari, garantire il rispetto dei periodi di riposo, monitorare i carichi di lavoro e promuovere una cultura che valorizzi la disconnessione e il benessere dei lavoratori.

La flessibilità rappresenta infatti una risorsa importante, ma solo se accompagnata da un’organizzazione del lavoro capace di preservare salute, sicurezza e qualità della vita lavorativa.

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