Divulgazione e informazione a livello regionale: il caso della Regione Marche

piano regionale di prevenzione marche

piano regionale di prevenzione marche

Il ruolo delle Regioni è centrale nel campo della prevenzione dei rischi per la salute e sicurezza sul lavoro, in particolare nel campo della vigilanza e supporto: ma non tutte le Regioni vanno allo stesso passo.
Le differenze esistono anche dal punto di vista della capacità di divulgazione delle informazioni e delle attività svolte: alcune Regioni adottano strumenti efficaci, che permettono di raggiungere facilmente una platea notevolmente ampia. Abbiamo recentemente rinviato i nostri lettori, per esempio, al sito della Regione Emilia Romagna per la documentazione relativa ai convegni promossi in occasione di Ambiente lavoro 2026. [1]

Sono attualmente accessibili, presso il sito della Regione Marche, i materiali relativi al Convegno La Regione Marche nella costruzione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, svoltosi a Jesi nel  maggio scorso, che val la pena di esaminare per il ruolo primario svolto dai Piani mirati di prevenzione. Nell’ambito della pianificazione regionale [2] i Piani mirati di prevenzione sono un elemento centrale, di cui si riconosce  l’efficacia quale strumento organizzativo/gestionale:

… il Piano Mirato di Prevenzione (Pmp) si è affermato come modello innovativo e partecipativo di assistenza alle imprese, fondato su un approccio integrato che si sviluppa attraverso tre fasi:

  • supporto e assistenza alle aziende
  • controllo
  • verifica degli interventi e restituzione dei risultati.

Il PMP supera la logica della mera vigilanza, promuovendo processi di  miglioramento continuo delle misure di tutela e favorendo una cultura della prevenzione condivisa. Attraverso strumenti operativi, come le schede di autovalutazione, e l’adozione di Buone Pratiche, esso ha facilitato il coinvolgimento attivo delle imprese, incluse micro e piccole realtà, nella gestione consapevole dei rischi. [3]

Nell’ambito di questa esperienza, come si afferma nella Prefazione:

Particolarmente rilevante è il coinvolgimento attivo delle imprese, chiamate non solo a rispondere a obblighi normativi, ma a partecipare a un percorso di autovalutazione e miglioramento continuo, supportato da strumenti condivisi e da momenti di informazione e formazione. Questo passaggio segna un’evoluzione culturale fondamentale: la sicurezza non come adempimento, ma come valore organizzativo. [4] 

Quadro generale: caratteristiche e ruolo delle aziende

Piani mirati di prevenzione (settori interessati)
  • Rifiuti
  • Legno PP06 (PMP per l’esposizione professionale ad agenti biologici, ad agenti chimici e fisici con effetti a lungo termine,  lavoratori precari e/o con contratti cosiddetti atipici)
  • Cuoio
  • Atipici
  • Edilizia
  • Agricoltura
  • Legno PP08  (Prevenzione rischio cancerogeno, patologie muscolo scheletriche, rischio stress lavoro correlato)
  • Metalmeccanica
  • Logistica
Alcuni dati relativi a tutti i PMP
  • Aziende contattate:  3.525
  • Aziende responders che hanno inviato la scheda di autovalutazione: 1665 (45,9%)
  • Aziende responders che si sono dichiarate fuori dal PMP: 349
  • Aziende responders effettive (schede di autovalutazione  ricevute): 1418
  • Numero schede di autovalutazione valutate dai Sevizi Psal (31/12/25): 1418
  • Aziende non responders: 1731
  • Aziende  vigilate: 189

Con riferimento ai vari settori, le Schede di autovalutazione inviate e valutate dagli operatori dei Servizi Psal (Prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro) sono sul totale di 1418 così distribuite: Rifiuti 64, Legno pp06 305, Cuoio 85, Atipici 92, Edilizia 200, Agricoltura  93, Legno pp08 339, Metalmeccanica 166, Logistica 74. Per quanto riguarda la dimensione d’impresa per il 51% sono imprese con meno di 10 dipendenti, per il 21% da 10 a 19, per il 15% da 20 a 49, per il 7% da 50 a 100, per il 6% con più di 100 dipendenti. Considerando la dimensione d’impresa prevalentemente coinvolta (che riflette il tessuto produttivo marchigiano), è evidente quanto sia stato significativo il ruolo svolto dalle associazioni  datoriali e dalla bilateralità, considerando anche che  per la Regione Marche questa è la prima esperienza nell’attuazione dei Piani mirati.

In merito va tenuto presente che le Schede di autovalutazione inviate sono per il 63% compilate dal datore di lavoro e che nel 52% delle aziende il datore di lavoro svolge il ruolo di responsabile del Servizio.

Per quanto riguarda la rappresentanza specifica in materia di salute e sicurezza (Rls /Rlst) nel 62% delle aziende abbiamo un Rls aziendale, nel 28% un Rlst e nel 10% nessuna nomina. La maggior parte degli Rlst, presenti nelle aziende coinvolte nei Piani mirati, sono nel legno e in edilizia. 

Alcuni approfondimenti

Buone prassi

Tra i materiali di interesse cui si può accedere significativi i documenti relativi alle buone prassi attuate mediante i PMP,  di seguito elencati nel relativo Repertorio:
Repertorio di buone pratiche relative ai programmi predefiniti 6-7-8 del Piano Regionale della Prevenzione – DGR Marche 1640/2021.

  • Attività di sopralluogo cancerogeni
  • Collaborazione alla VdR del MC cancerogeni
  • Informativa a fine esposizione cancerogeni
  • Partecipazione Riunione periodica MC
  • Prevenzione cadute dall’alto
  • Prevenzione malattie muscoloscheletriche
  • Prevenzione manutenzione verde
  • Protocollo di sorveglianza sanitaria
  • Agricoltura
  • Costruzioni
  • Rischi psicosociali
  • Valutazione dei rischi psicosociali
  • Valutazione dei rischio legno

Piano mirato lavoratori precari e/o lavoratori con contratti cosiddetti atipici

Il Piano mirato, proprio per l’attenzione alla specificità dei rapporti di lavoro, risulta di particolare interesse  nel rivelare come spesso i rischi si nascondono dietro aspetti gestionali e organizzativi, tra cui quello dei rapporti di lavoro gioca un ruolo tra i più significativi. Il Piano mirato  ha coinvolto aziende di due settori: Raccolta, trattamento e  smaltimento rifiuti (codice Ateco E38)  e il settore del magazzinaggio e attività di supporto ai trasporti (codice Ateco h52).

Su un campione preliminare di 477 imprese tratte dai Flussi Informativi Inail sono state selezionate e complessivamente reclutate 279 aziende: 154 le aziende hanno aderito ai PMP con inoltro delle Schede di autovalutazione correttamente compilate sulla piattaforma regionale. Ma le aziende con reale presenza di lavoro atipico coinvolte sono state infine, nel complesso per i due settori, 92.

L’analisi delle SAV, seppur su un campione contenuto di aziende, ha rilevato che vi è ancora una scarsa attitudine ad adottare misure di tutela modulate per condizioni di lavoro precario.

Dai dati risulta evidente che entrambi i settori ricorrono frequentemente ai contratti atipici. Dall’esame delle schede di autovalutazione si evidenzia una scarsa capacità di programmazione della prevenzione aziendale tenendo conto delle specificità dei rapporti di lavoro, con quindi difficoltà di attuazione di procedure di inserimento lavorativo per questi lavoratori, con sempre scarso coinvolgimento del Medico competente e del Rappresentante per la sicurezza.

Si evidenziano inoltre criticità nella formazione dei lavoratori con contratti atipici con conseguente scarsa percezione del rischio: elemento che può, come è noto, indurre ad errori di valutazione e conseguenti sottovalutazione dei rischi. Mentre nell’80% delle aziende che impiegano lavoratori con contratti di somministrazione i medici competenti hanno predisposto programmi dedicati per la sorveglianza sanitaria; il 76% di queste aziende ha contestualmente adottato anche il Modello di Organizzazione e Gestione.

L’adozione di tale modello, evidenziano gli operatori che hanno seguito il Piano mirato, sicuramente agevola l’opportunità di inscrivere anche le diverse tipologie di rapporti di lavoro nel quadro delle specificità dei rischi da valutare e gestire: va quindi promossa.

Indubbiamente! Ma  va tenuto conto anche delle caratteristiche aziendali, in particolare della dimensione d’impresa e dell’insostenibilità dei costi per una piccola azienda: vanno ricercate quindi altre vie con il sostegno  del sistema istituzionale regionale, perché al di la della certificazione le aziende possano disporre di una cultura adeguata per accogliere la proposta del Mog, essendo seguite in fase di attuazione e ricevendo un supporto nella sua applicazione.


NOTE

[1] In passato abbiamo citato anche l’esperienza della Regione Toscana e della Regione Lombardia.

[2] Nell’ambito dei Programmi Predefiniti PP06, PP07 e PP08 dedicati ai luoghi di lavoro.

[3] Come si può leggere nel Razionale dell’evento pubblicato nella locandina.

[4]  Dr. Antonio Draisci, Direttore ad interim dell’Agenzia Regionale Sanitaria

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