Le differenze di genere ai fini della tutela della salute e della sicurezza è il tema centrale della rivista HesaMag [1] nella sua ultima edizione dell’Inverno 2025 (n.31).
Considerare la salute e la sicurezza attraverso una prospettiva di genere non riguarda solo le donne. È un modo significativo per rendere visibile l’invisibile, identificare i rischi e migliorare l’ambiente di lavoro. [2]
L’autrice dell’Editoriale richiama come quadro di riferimento i risultati dell’Indagine paneuropea Eurofound che rivelano significativi miglioramenti nella qualità del lavoro nell’ultimo decennio, ma evidenziano anche forti disuguaglianze tra donne e uomini, nonché situazioni radicalmente diverse per i lavoratori nelle diverse parti d’Europa.
Eurofound: forti disuguaglianze nelle condizioni di lavoro (alcune voci)
- Le lunghe settimane lavorative stanno diventando sempre più rare; la percentuale di lavoratori che lavorano più di 48 ore alla settimana è scesa dal 19% all’11%dal 2005. Questa tendenza ha contribuito a colmare il divario di genere nella qualità dell’orario di lavoro, con i punteggi degli uomini nell’Indice di qualità dell’orario di lavoro (una misura composita sviluppata da Eurofound per cogliere vari aspetti dell’impatto dell’orario di lavoro sul benessere di un lavoratore e sull’equilibrio tra lavoro e vita privata) che finalmente raggiungeranno quelli delle donne nel 2024.
- Anche l’ ambiente fisico ha registrato un miglioramento dal 2010, sebbene gli uomini ne traggano beneficio a un ritmo più rapido. I lavoratori segnalano inoltre maggiori opportunità di sviluppare e applicare le proprie competenze. Tuttavia, al di là di questi cambiamenti positivi, permangono profonde divisioni. Mentre gli ambienti di lavoro degli uomini stanno migliorando, le donne stanno vivendo una realtà diversa .
- L’ Indice dell’ambiente sociale, un indicatore per valutare la qualità delle relazioni sociali sul posto di lavoro, è peggiorato per le donne dal 2010, mentre è migliorato per gli uomini, principalmente a causa della maggiore esposizione delle donne ad abusi verbali e altri comportamenti sociali avversi .
- Anche l’ Indice di intensità del lavoromostra un miglioramento per gli uomini, ma un peggioramento per le donne, che sono sovrarappresentate in settori come la sanità e l’istruzione, caratterizzati da frequenti cambiamenti e da elevate richieste emotive.
- Il lavoro in Europa è anche più sedentario che mai, un problema associato a diverse patologie, tra cui obesità, aumento della pressione sanguigna e livelli di colesterolo non salutari. Il 40% dei lavoratori in Europa trascorrono lunghi periodi seduti durante l’orario di lavoro. Un altro problema che riguarda le donne (42%) più degli uomini (39%).
- L’indagine mette in luce disuguaglianze diffuse nella sicurezza del lavoro e nella prevedibilità dei guadagni.Nonostante un calo generale della paura di perdere il lavoro, permane un divario di genere di 6 punti percentuali nelle prospettive di carriera, a favore degli uomini. Inoltre, il 15% dei lavoratori non è in grado di prevedere i propri guadagni nei prossimi tre mesi .
Fonte Eurofound [3]
Le ragioni di un’attenzione di genere nella individuazione valutazione e gestione dei rischi sono note da decenni, supportate da studi e ricerche sul campo che evidenziano come
… il lavoro non presenta per uomini e donne le stesse caratteristiche, le stesse criticità, gli stessi rischi: nella misura in cui le donne vengono inserite in modelli organizzativi e socio-culturali maschili e affrontano, invece, condizioni diverse dagli uomini da più punti di vista:
– non si concentrano negli stessi settori di produzione e anche nello stesso settore hanno differenti compiti
– non godono nelle stesse qualifiche delle stesse possibilità di carriera
– le donne sono maggiormente soggette a fattori di precarietà e atipicità di lavoro
– devono adattarsi a lay-out di lavoro e spesso a macchine ed attrezzature di lavoro progettate per l’uomo.[4]
Non molto diversamente si esprime Dimitra Theodori ricordando – con riferimento alle differenze tra lavoratori e lavoratrici anche nello stesso settore – con una citazione autobiografica come
Nel villaggio greco di mio padre, la raccolta delle olive mostrava una netta divisione di genere. Gli uomini svolgevano il lavoro “pesante” di scuotere gli alberi, mentre le donne si chinavano per selezionare le olive cadute – un lavoro ripetitivo e faticoso descritto come “leggero” e meno retribuito, ma altrettanto essenziale. Ciò evidenziava il costo nascosto per la loro salute e la doppia ingiustizia del divario retributivo.
L’autrice richiama poi un tema su cui effettivamente cade una disattenzione generalizzata e che ha invece, non solo importanti implicazioni per le condizioni di lavoro, ma sorprendenti caratteristiche di generalizzazione, interessando milioni di donne per lunghi periodi della loro vita lavorativa:
una questione fondamentale che passa quasi inosservata riguarda la quasi totale assenza di supporto sul posto di lavoro per la menopausa e le mestruazioni, che colpiscono milioni di donne ogni giorno.
E questo silenzio è pericoloso: menopausa e mestruazioni possono influenzare la concentrazione, l’affaticamento, il sonno, la termoregolazione e lo stress – fattori classici di Ssl. Eppure, rimangono quasi del tutto assenti dalle valutazioni dei rischi sul posto di lavoro, dai piani di prevenzione e dalle strategie di salute sul lavoro in tutta Europa.
Ma esistono soluzioni concrete. Alcune organizzazioni stanno iniziando ad agire. Nel momento in cui scriviamo, in Belgio, l’azienda di assistenza domiciliare Wit-Gele Kruis Oost-Vlaanderen ha introdotto misure di supporto alla menopausa in un contratto collettivo: orari di inizio flessibili, pause extra e adattamenti temporanei delle mansioni. Iniziative simili sono apparse in una manciata di paesi, in particolare Regno Unito e Irlanda, ma restano disperse ed eccezionali, ben lungi dal rappresentare una prassi standard in tutta Europa.
“Mestruazioni, menopausa, maternità: sfide incessanti per le donne lavoratrici”
Al tema la rivista dedica l’articolo Mestruazioni, menopausa, maternità: sfide incessanti per le donne lavoratrici e illustra tra l’altro le innovazioni introdotte in merito nella legislazione spagnola. Il 16 febbraio 2023 il Parlamento spagnolo ha approvato la legge sul congedo mestruale che dà ora alle donne che soffrono di dolori mestruali debilitanti diritto a un congedo fino a tre giorni al mese specificamente per questa condizione. Questa legge, prima del suo genere in Europa, ha avviato un ampio dibattito nel parlamento nazionale, tra le autorità locali e nelle imprese.
Da parte loro, i sindacati riconoscono che questo problema rappresenta una sfida importante in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Tuttavia, permane una forte resistenza a questo sviluppo, mentre i problemi legati alla maternità sono sempre presenti. Nel contempo sta preparando la battaglia per il riconoscimento dell’impatto della menopausa sulle condizioni di lavoro.
“Tumore al seno: un assente di rilievo dall’elenco delle malattie professionali”
Tra i temi affrontati da HesaMag in questa edizione dell’Inverno 2025 tutti di interesse per un approfondimento della valutazione e gestione dei rischi in ottica di genere – per i quali rinviamo a una lettura della rivista – val la pena citare l’articolo “Tumore al seno: un assente di rilievo dall’elenco delle malattie professionali”. Già il titolo è indicativo della gravità del tema ma, nello stesso tempo, di come effettivamente non sia tra le priorità affrontate in materia di danni alla salute connessi al lavoro: nonostante le prove scientifiche e la mobilitazione sindacale, il tumore al seno non è ancora riconosciuto come malattia professionale nei paesi dell’Unione Europea, a eccezione della Danimarca che dal 2008 indennizza i malati.
L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) (ultimi dati del 2022) indica che nel mondo si registrano circa 2,3 milioni di nuovi casi di cancro al seno. Il cancro al seno non è solo la forma di cancro più diffusa nelle donne, ma anche la più mortale, con 670.000 donne decedute a causa di questa malattia in quell’anno. Sebbene diversi fattori chiaramente identificati, come il fumo, il sovrappeso o la genetica, favoriscano l’insorgere della malattia, i rischi associati all’attività lavorativa continuano a passare inosservati dalle autorità sanitarie.
Avrei solo voluto essere informata dei rischi, – si lamenta Sylvie Pioli, un’infermiera francese che ha lavorato di notte in ospedale per 30 anni. Ricordando la diagnosi di cancro al seno nel 2014, spiega: – Non riuscivo a capire perché stesse succedendo, perché io avevo evitato tutti i fattori di rischio identificati. Poi un medico mi ha parlato dell’associazione tra cancro al seno e lavoro notturno.
Il lavoro notturno è uno dei fattori occupazionali sconosciuti che possono favorire il cancro al seno. “È tutto dovuto al deterioramento del ritmo circadiano. Quando le persone lavorano su turni flessibili, l’orologio biologico del loro corpo non si sincronizza, e questo ha un effetto a catena, in particolare sulla secrezione di melatonina, un ormone naturale che svolge un ruolo cruciale nella regolazione del ciclo sonno-veglia.
C’è una grave mancanza di attenzione alla prevenzione, sebbene l’associazione con il lavoro a turni sia sospettata ma curiosamente trascurata: già nel 2010, l’Iarc classificava il lavoro notturno come “probabilmente cancerogeno”. Peggio ancora, nel 2012 uno studio francese intitolato “Cecile” – condotto dall’Istituto nazionale francese di sanità e ricerca medica (Inserm) tra il 2005 e il 2008 – che ha confrontato la storia professionale di 1.200 donne che avevano sviluppato un cancro al seno con quella di altre 1.300 donne, ha dimostrato che il lavoro notturno aumenta il rischio di cancro al seno del 30% in generale e del 40% più specificamente se il periodo di Il lavoro notturno continua oltre i quattro anni e mezzo. [5]
Oltre al rischio connesso al lavoro notturno e a turni l’articolo ricorda come secondo l’Ong statunitense Breast Cancer Fund, le infermiere hanno il rischio di sviluppare un cancro al seno superiore del 50% rispetto alla popolazione generale. Questo aumento del rischio può essere attribuito alla loro esposizione a molteplici agenti cancerogeni in quanto le infermiere maneggiano molte sostanze chimiche cancerogene, come l’ossido di etilene, per la sterilizzazione delle apparecchiature mediche. Tuttavia, non sono le uniche lavoratrici a essere soggette a esposizione multipla. La gamma delle occupazioni interessate rimane ampiamente sottovalutata o addirittura trascurata, che so tratto di addetti alle pulizie o assistenti di volo, questi ultimi costretti a fare i conti non solo con il lavoro notturno, ma anche con i rischi dell’esposizione alle
radiazioni ionizzanti (ovvero le radiazioni cosmiche e solari) che non devono superare una determinata soglia. Nonostante questi risultati, la mancanza di riconoscimento e quindi di prevenzione continua a mettere a rischio queste lavoratrici e, di fatto, l’intero equipaggio di volo.
NOTE
[1] HesaMag è la rivista semestrale dell’Istituto sindacale europeo sulle condizioni di lavoro in Europa.
[2] Dimitra Theodori, Editoriale.
[3] Comunicato stampa, https://www.mynewsdesk.com/eurofound/pressreleases/new-pan-european-survey-reveals-stark-inequalities-in-working-conditions-3402605ovani
[4] Gruppo Donne Salute Lavoro Cgil Cisl Uil di Milano (in collaborazione con operatori e operatrici dei Servizi di prevenzione delle Asl), che ha dato luogo nel 2013 al documento La valutazione dei rischi tenendo conto del genere, cui hanno fatto seguito numerose ulteriori pubblicazioni tematiche tra cui, la più recente, quella relativa allo Smart working .. Un impegno quello delle sindacaliste e degli operatori/trici di Milano che ha anticipato di vari decenni l’attenzione al tema. Il gruppo di lavoro, attivo in realtà già dagli anni ’90, così rappresentava sin da quella data la necessità di adottare un approccio che tenesse conto delle differenze di genere nella valutazione dei rischi.
[5] Come spiega Tony Musu, ingegnere chimico e ricercatore presso l’Istituto Sindacale Europeo (Etui).

