Malattie cardiovascolari e lavoro: le nuove risorse EU-OSHA per la prevenzione

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Il 15 ottobre 2026 l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) ha pubblicato una serie di nuove risorse dedicate alla salute cardiovascolare sul lavoro. Fanno parte di un programma di ricerca più ampio, che analizza come le normative, le strategie e le iniziative europee affrontano la prevenzione delle malattie del cuore e della circolazione, il rientro al lavoro dopo un evento cardiaco e il mantenimento del posto di lavoro per chi convive con una patologia cronica.

Un problema rilevante anche per il lavoro

Secondo EU-OSHA, le malattie cardiovascolari causano circa 1,71 milioni di decessi l’anno nell’Unione europea. Sono la seconda causa più frequente di decessi legati al lavoro. Il costo per l’economia europea è stimato in oltre 210 miliardi di euro l’anno, tra assenze per malattia, invalidità, pensionamenti anticipati e perdita di produttività.

La prevenzione delle malattie cardiovascolari legate al lavoro è anche uno degli obiettivi del Quadro strategico dell’UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2021-2027.

I fattori di rischio legati al lavoro

Lo studio di EU-OSHA individua diversi fattori professionali associati alle malattie cardiovascolari:

  • organizzativi e psicosociali: stress, carichi di lavoro elevati, scarso controllo sul proprio lavoro, orari prolungati, lavoro a turni (anche notturno o irregolare), violenza e molestie;
  • ergonomici: sforzi fisici intensi e lunghi periodi trascorsi seduti o in piedi;
  • fisici: rumore, vibrazioni, radiazioni e temperature estreme, compreso il caldo intenso legato ai cambiamenti climatici;
  • chimici: metalli pesanti, polveri, particolato, emissioni dei motori e alcuni pesticidi;
  • biologici: alcune malattie infettive.

L’effetto di queste esposizioni si somma a fattori individuali come età, genere, condizioni socioeconomiche, malattie preesistenti e stili di vita. Lo studio segnala tra i gruppi da tenere sotto particolare attenzione i lavoratori dell’edilizia, chi lavora su turni notturni o irregolari e chi è esposto a lungo a rumore o sostanze chimiche.

Cosa emerge dallo studio: troppa attenzione agli stili di vita

La relazione ha esaminato 83 iniziative avviate in Europa e nel mondo tra il 2019 e il 2025, di cui 20 analizzate in modo approfondito e 5 diventate studi di caso.

Il risultato principale è che la maggior parte delle iniziative punta a sensibilizzare i lavoratori, soprattutto attraverso programmi di promozione della salute: alimentazione, attività fisica, smettere di fumare. Sono interventi utili, ma spesso trascurano i rischi legati all’organizzazione del lavoro e alle esposizioni professionali.

Lo studio ricorda che la direttiva quadro europea sulla sicurezza sul lavoro impone ai datori di lavoro di prevenire i rischi professionali, compresi quelli cardiovascolari. I programmi sugli stili di vita, da soli, non bastano a rispettare questo obbligo.

Le altre criticità segnalate sono:

  • finanziamenti spesso non continuativi, che limitano la durata e l’efficacia dei programmi;
  • mancanza di indicazioni specifiche per settore sulla valutazione del rischio cardiovascolare;
  • periodi di monitoraggio troppo brevi per misurare gli effetti sulla salute nel lungo periodo.

Che cosa funziona

Secondo lo studio, i risultati migliori si ottengono quando il supporto individuale (consulenza, indicazioni personalizzate) si accompagna a cambiamenti concreti nell’ambiente di lavoro. Tra i fattori di successo ci sono:

  • interventi adattati al contesto aziendale, con obiettivi e indicatori chiari;
  • il coinvolgimento di professionisti della salute, a partire dal medico del lavoro;
  • il coinvolgimento dei lavoratori nella progettazione delle iniziative;
  • un sostegno mirato per le piccole e medie imprese, che hanno meno risorse.

I cinque studi di caso raccontano esperienze diverse:

  • controlli sanitari per gli agricoltori in Irlanda;
  • il programma austriaco fit2work per il rientro al lavoro dopo una malattia;
  • un sistema di accreditamento per le aziende che promuovono la salute, con esperienze in Italia e Spagna;
  • un programma sloveno di supporto alle piccole imprese, con strumenti online, seminari e affiancamento ai dirigenti;
  • le linee guida olandesi per i medici del lavoro sul rientro dopo un evento cardiaco.

Cosa può fare un’impresa

Per una piccola o media impresa le indicazioni dello studio si traducono in alcune azioni concrete:

  • Includere il rischio cardiovascolare nella valutazione dei rischi. Turni, orari, carichi di lavoro, stress, caldo, rumore e sostanze chimiche vanno considerati anche per i loro effetti sul cuore.
  • Coinvolgere il medico competente. È la figura chiave per la sorveglianza sanitaria e per gestire il rientro di chi ha avuto un problema cardiaco.
  • Intervenire sull’organizzazione del lavoro. Pause, rotazione delle mansioni, gestione degli orari e del lavoro notturno e misure contro il caldo agiscono direttamente sui fattori di rischio.
  • Affiancare la promozione della salute alla prevenzione. Le iniziative sugli stili di vita restano utili, ma come complemento, non come sostituto.

Tutte le pubblicazioni sono disponibili gratuitamente nella nuova sezione del sito di EU-OSHA dedicata alla salute cardiovascolare sul lavoro.


Fonti

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