Lavorare nelle RSA: i rischi per il personale dell’assistenza residenziale secondo EU-OSHA

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Il 29 ottobre 2026, in occasione della Giornata internazionale della cura e dell’assistenza promossa dalle Nazioni Unite, l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) ha pubblicato un ampio rapporto sul personale delle strutture di assistenza residenziale, come le RSA e le case di riposo. Il rapporto, di 118 pagine, è accompagnato da una sintesi e da sei studi di caso.

L’analisi si basa anche su due grandi indagini europee del 2024: l’indagine ESENER di EU-OSHA, rivolta alle imprese, e l’indagine europea sulle condizioni di lavoro (EWCS) di Eurofound. Secondo quest’ultima, chi lavora nell’assistenza residenziale è, all’interno del settore sanitario e socioassistenziale, chi riferisce l’impatto più negativo del lavoro sulla propria salute.

Chi lavora nelle strutture residenziali

Il rapporto descrive una forza lavoro numerosa e in crescita:

  • circa 4,3 milioni di persone lavoravano nell’assistenza residenziale nell’UE nel 2024;
  • le donne sono l’82% del personale;
  • il 37% dei dipendenti del settore sanitario e socioassistenziale ha 50 anni o più;
  • l’assistenza residenziale è anche il comparto con la quota più alta di lavoratori migranti del settore.

Si tratta in gran parte di infermieri, operatori sociosanitari e assistenti alla persona.

I principali rischi

Il rapporto individua diversi tipi di rischio.

  • Disturbi muscoloscheletrici. Sono il problema più diffuso. Derivano soprattutto dalla movimentazione e dagli spostamenti degli ospiti non autosufficienti, spesso svolti senza ausili. Le parti più colpite sono schiena, collo e spalle.
  • Infortuni. Sono più frequenti che in altri settori, anche in questo caso legati soprattutto alla movimentazione delle persone. Sono presenti anche scivolamenti, inciampi e cadute.
  • Rischi psicosociali. Ritmi serrati, forte carico emotivo, poca autonomia, scarso sostegno e difficoltà a conciliare lavoro e vita privata, aggravate da turni irregolari o lunghi.
  • Aggressioni. Il personale è esposto a comportamenti aggressivi da parte degli ospiti o dei loro familiari. La capacità di gestire questo rischio dipende molto dal numero di operatori presenti e dal sostegno della direzione.
  • Rischi biologici, chimici e fisici. Sono considerati rilevanti ma ancora poco studiati. La pandemia di Covid-19 ha mostrato quanto siano importanti le misure igieniche e la preparazione alle emergenze.

Le conseguenze sono stress, burnout, esaurimento emotivo e molte assenze per malattia. È frequente anche il cosiddetto “presenteismo”, cioè lavorare nonostante il dolore, spesso per non lasciare i colleghi in difficoltà.

Le cause di fondo

Secondo il rapporto, all’origine di molti problemi ci sono fattori strutturali:

  • carenza cronica di personale, indicata da tutte le persone intervistate come il fattore più importante;
  • salari bassi: in media gli addetti all’assistenza di lungo periodo guadagnano il 69% della retribuzione oraria media dell’economia;
  • difficoltà di reclutamento e di trattenere il personale, in un circolo vizioso in cui condizioni di lavoro pesanti allontanano nuovi lavoratori;
  • riduzione del personale più qualificato per contenere i costi, con un maggiore carico di supervisione su chi resta.

Che cosa funziona

Il rapporto raccoglie diverse soluzioni efficaci, sia organizzative sia individuali:

  • ausili per la movimentazione, in particolare i sollevatori a soffitto, accompagnati da formazione e procedure. Riducono in modo significativo infortuni e costi;
  • formazione sulla movimentazione sicura degli ospiti e sulla gestione dei comportamenti difficili;
  • progettazione e ristrutturazione degli ambienti pensate anche per chi ci lavora;
  • lavoro di squadra e sostegno della direzione, con équipe multidisciplinari e un modello di assistenza centrato sulla persona;
  • organizzazione dei turni che garantisca riposo adeguato e una migliore conciliazione con la vita privata.

I sei studi di caso raccontano esperienze concrete in diversi Paesi europei:

  • lo strumento EasyMAPO per una movimentazione più sicura degli ospiti;
  • un programma straordinario tedesco a sostegno del personale di assistenza;
  • un approccio partecipativo polacco per valutare le condizioni di lavoro;
  • il rapporto numerico obbligatorio tra personale e ospiti in Finlandia;
  • una campagna sindacale per ridurre l’uso di psicofarmaci nelle strutture;
  • la prevenzione dei rischi attraverso la progettazione delle strutture.

Indicazioni per le strutture

Per chi gestisce una RSA o una struttura residenziale, anche di piccole dimensioni, il rapporto suggerisce alcune priorità:

  1. Valutare tutti i rischi, compresi quelli psicosociali e le aggressioni, e aggiornare regolarmente la valutazione.
  2. Dotare il personale di ausili per la movimentazione e assicurarsi che il tempo e l’organizzazione ne permettano davvero l’uso.
  3. Calcolare il personale in modo realistico, contando solo chi presta effettivamente assistenza diretta.
  4. Investire nella formazione e nelle prospettive di crescita professionale, per trattenere il personale.
  5. Coinvolgere i lavoratori nell’individuare i problemi e le soluzioni.

Il tema si collega alla campagna europea 2026-2028 sulla salute mentale sul lavoro, che indica proprio il settore sanitario e socioassistenziale tra le sue priorità.


Fonti

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