Ergonomia e innovazione, tra memoria olivettiana e nuove sfide

Adriano_Olivetti_1957-Wikimedia-Commons

Adriano_Olivetti_1957-Wikimedia-Commons

La Società italiana di ergonomia e fattori umani ha svolto il suo tredicesimo Congresso a Ivrea, dal 24 al 26 settembre scorso, scegliendo come ambiente l’Area Olivetti – Officina H e dando al Congresso un titolo emblematico: Ergonomia e innovazione, tra memoria olivettiana e nuove sfide.
Titolo e scelta del luogo testimoniano la volontà di richiamare a conoscenza un’esperienza unica nel nostro Paese per livello di ricadute che ha avuto sulla vita delle persone che vi hanno partecipato, nei diversi ruoli, e sui risultati di impresa in termini di performance e profitti aziendali ottenuti.

Il titolo scelto

lega idealmente il confronto contemporaneo all’esperienza di Adriano Olivetti che proprio a Ivrea seppe coniugare innovazione industriale, qualità del lavoro, responsabilità sociale, cultura e attenzione alla persona.

Il Congresso ha trattato una molteplicità di temi che rispecchiano l’ampio raggio di aspetti del lavoro che questa disciplina oggi copre. Tra i temi affrontati figurano:

  • intelligenza artificiale e rapporto tra persone e sistemi automatizzati;
  • sicurezza nei sistemi complessi e prevenzione degli incidenti;
  • salute, benessere e rischi psicosociali nei luoghi di lavoro;
  • ergonomia cognitiva e carico mentale;
  • sanità e sicurezza delle cure;
  • trasporti, mobilità e affidabilità organizzativa;
  • progettazione inclusiva, accessibilità e Design for All;
  • sostenibilità, ambiente costruito e qualità degli spazi;
  • tecnologie avanzate e innovazione industriale;
  • formazione e qualificazione professionale dell’ergonomo.

Abbiamo in passato conosciuto l’ergonomia prevalentemente per gli aspetti legati alle posture e alle caratteristiche delle postazioni di lavoro, ma oggi l’ergonomia contemporanea si occupa con particolare attenzione dell’interazione tra persone, tecnologie, organizzazioni e ambienti, alla cui progettazione contribuisce in termini di sicurezza accessibilità efficienza e sostenibilità.
Attenzione particolare il congresso ha dedicato ai cambiamenti determinati dall’introduzione dell’Intelligenza artificiale:

l’obiettivo non è soltanto interrogarsi su ciò che le nuove tecnologie possono fare ma comprendere come debbano essere progettate introdotte e governate affinché rimangano realmente a servizio delle persone.

Le nuove “sfide ergonomiche”, presentate nell’ambito del Congresso dall’intervento del dottor Paolo Santucci (medico del lavoro, Ciip) offrono un quadro articolato dei rischi e delle opportunità delle attuali nuove tecnologie:

  • Cobot ed esoscheletri riducono alcuni carichi biomeccanici, ma possono generare posture statiche e nuovi vincoli motori.
  • L’interazione con algoritmi e software complessi aumenta il carico cognitivo e il tecno-stress.
  • Lo smart working sposta la prevenzione oltre i confini aziendali.
  • Wearables e IoT aprono scenari di prevenzione personalizzata, ma richiedono attenzione a privacy, etica e dignità del lavoratore.
  • L’invecchiamento della forza lavoro rende infine indispensabile un’ergonomia realmente inclusiva.

Ma gli elementi di innovazione introdotti dalle attuali tecnologie sono talmente radicali che solo una progettazione preventiva, a carattere multidisciplinare, che tenga conto della complessità delle esigenze di sicurezza salute e benessere delle persone, può offrire una speranza che tutto questo non si risolva in un altrettanto radicale peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita di chi potrà ancora lavorare. Inoltre i tempi di introduzione delle Tc in particolare dell’IA, caratterizzati da una accelerazione significativa, non depongono a favore di scelte meditate e consapevoli in merito ai cambiamenti introdotti.

Per non perdere il filo del legame tra ciò che venne realizzato ad Ivrea nel secolo scorso e le aspirazioni attuali riportiamo di seguito alcuni brani (riferiti ad Adriano Olivetti) tratti da La storia dell’ergonomia, testo redatto dalla dottoressa Paola Cenni.

Chi era Adriano Olivetti? Un sognatore oppure un grande uomo d’impresa, capace di portare la piccola azienda ereditata dal padre a competere con i giganti del mercato mondiale del suo tempo? Per certo fu considerato una figura scomoda e pericolosa, sia come concorrente industriale che come precursore di un modello sociale ‘rivoluzionario’.
Nato nel 1901 ad Ivrea, fu un industriale ma anche un intellettuale, un urbanista, ed un editore. Scomparso prematuramente nel 1960, è stato fra i primi a capire che le logiche e i successi dell’impresa non possono essere disgiunti da un progetto sociale capace di mettere al centro dell’attenzione l’uomo.

Adriano Olivetti fu un esempio di come capitale e lavoro potessero coniugarsi, incurante di essere considerato dagli imprenditori dell’epoca una “scheggia impazzita” che metteva in discussione il loro operato.

L’idea di Adriano Olivetti che l’incremento della produttività fosse strettamente legato alla motivazione personale del lavoratore ed alla partecipazione degli operai alla vita dell’azienda, si tradusse in un modello strategico-operativo criticato da molti come contrario ad ogni logica economica.

Il successo della «scheggia impazzita» fu ben presto evidente: in poco più di un decennio la produttività dell’Olivetti crebbe del 500% ed il volume delle vendite del 1300%.

La bellezza, insieme all’amore, alla verità ed alla giustizia, rappresenta un’autentica promozione spirituale. Gli uomini, le ideologia, gli Stati che dimenticheranno una sola di queste forze creatrici non potranno indicare a nessuno il cammino verso la civiltà.
Adriano Olivetti in Città dell’uomo, Ed. di Comunità, Milano, 1959


Materiali:

La storia dell’ergonomia
Sintesi sul percorso evolutivo e sui protagonisti più significativi
A cura della SIE – Società Italiana di Ergonomia

Lascia un commento