
Le attività di manutenzione si svolgono, con frequenza ed entità diverse, in pressoché tutti i settori lavorativi. Per l’azienda, quindi, la valutazione dei rischi connessi a questo tipo di lavoro non va considerata un’azione occasionale, ma va inserita, pur nella sua specificità, tra i diversi elementi che compongono il quadro dei fattori di rischio aziendali.
Analogamente, sul piano delle azioni di prevenzione gestite a livello nazionale, le attività manutentive dovrebbero ricevere un’attenzione mirata, vista la loro diffusione in tutti i settori e in tutti i territori, e considerando che il livello di rischio che emerge dai dati sugli infortuni è tutt’altro che trascurabile. Su questo tema l’Inail ha pubblicato nel mese di ottobre la Scheda n. 28 «Attività manutentive: fattori di rischio e modalità infortunistiche».
L’attività di manutenzione, trasversale a diversi ambiti produttivi, si è progressivamente evoluta da intervento riparativo a insieme strutturato di azioni tecniche, amministrative e gestionali, preventive e periodiche, finalizzate – secondo la UNI EN 13306:2018 – a mantenere o riportare un’entità nello stato necessario a svolgere la funzione richiesta.1
UNI EN 13306:2018
La norma specifica i termini generici e le relative definizioni per le aree tecniche, amministrative e gestionali della manutenzione. Non si applica ai termini utilizzati esclusivamente per la manutenzione dei programmi informatici.
Il livello di rischio nelle attività manutentive è particolarmente elevato se si considerano, facendo riferimento alla Scheda n. 28 dell’Inail, gli infortuni mortali e gravi: nel settore manifatturiero, dal 2014 al 2023, gli infortuni mortali e gravi sono stati 1.128 e quasi un quarto di questi (259) si è verificato durante attività di manutenzione.
Chi sono gli infortunati
- il 75,1% ha un’anzianità lavorativa superiore ai tre anni;
- il 95% è di sesso maschile;
- l’85,3% è di nazionalità italiana;
- il 34% dei casi riguarda meccanici artigianali, montatori, riparatori e manutentori di macchine fisse e mobili e di macchine su navi, e operai specializzati nell’installazione e manutenzione di attrezzature elettriche ed elettroniche;
- gli infortuni coinvolgono però anche lavoratori non specializzati nelle attività manutentive.
I settori maggiormente interessati
Circa il 77% degli infortuni riguarda cinque settori principali:
- la metalmeccanica (fabbricazione e lavorazione dei prodotti in metallo e metallurgia), 26,6%;
- l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco, 17,8%;
- la fabbricazione di macchine e apparecchi meccanici, 11,6%;
- la fabbricazione di articoli in gomma, materie plastiche, prodotti chimici e fibre sintetiche e artificiali, 11,6%;
- la fabbricazione di prodotti in vetro, ceramici, materiali per pavimenti, mattoni, cemento, calce e gesso, 9,3%.
La banca dati Infor.MO, da cui provengono i dati utilizzati dai ricercatori Inail, consente di approfondire l’analisi degli eventi nei cinque settori, mostrando come in ciascuno di essi gli infortuni si verifichino in fasi diverse della manutenzione. Si tratta di informazioni preziose per la valutazione e la gestione dei rischi nei settori, nei territori e nelle aziende.
I principali eventi infortunistici nei diversi settori e nelle diverse fasi manutentive
Confrontando i dati dei singoli settori con il totale emerge che:
- nella metalmeccanica pesano di più gli infortuni avvenuti durante la manutenzione di ambienti e strutture (13,0% contro 10,8%) e durante la riparazione di guasti e malfunzionamenti di macchine e impianti (43,5% contro 37,1%);
- nell’industria alimentare prevalgono nettamente gli infortuni nelle attività di pulizia, ripristino e sblocco della produzione (63,0% contro 33,6%);
- nella fabbricazione di macchine e apparecchi meccanici sono più frequenti gli infortuni durante la manutenzione di ambienti e strutture (16,7% contro 10,8%) e negli interventi per guasti (53,3% contro 37,1%);
- nella fabbricazione di articoli in gomma, materie plastiche, prodotti chimici e fibre si registrano più infortuni nel riattrezzaggio di macchine e linee produttive per il cambio ciclo (10,0% contro 4,2%) e nella pulizia (50,0% contro 33,6%).
Sempre ai fini di una corretta valutazione e gestione dei rischi, e per programmare attività di prevenzione mirate a livello territoriale, è utile individuare le principali modalità di accadimento degli infortuni nei diversi settori e, quindi, i principali fattori di rischio.
Come accadono gli infortuni nei diversi settori (rispetto al dato medio di tutti i settori)
- nel settore metalmeccanico sono più frequenti la caduta dall’alto dell’infortunato (30,4% contro 27,4%) e la proiezione di solidi (11,6% contro 6,2%);
- nell’industria alimentare si nota una maggiore frequenza del contatto con organi lavoratori in movimento (43,5% contro 30,9%) e dell’avviamento inatteso o inopportuno di veicoli, macchine e attrezzature (21,7% contro 13,9%);
- nella fabbricazione di macchine prevalgono la caduta dall’alto (40,0% contro 27,4%) e l’avviamento inatteso o inopportuno (20,0% contro 13,9%);
- nell’industria della gomma, della plastica, della chimica e delle fibre sintetiche si registrano valori più alti per il contatto con organi lavoratori in movimento (40,0% contro 30,9%), la caduta dall’alto di gravi (13,3% contro 7,3%) e l’avviamento intempestivo di macchine e attrezzature (16,7% contro 13,9%).
Tra le dinamiche infortunistiche dell’intero settore sottolineiamo in particolare il dato, molto significativo, del 55,6% attribuito agli aspetti procedurali (attività dell’infortunato e di terzi): «si tratta di uso errato di attrezzature ed errori di procedura dovuti per il 51,1% ad azioni estemporanee, per il 26,4% alla carenza di informazione/formazione/addestramento e per il 21,3% all’utilizzo di pratiche scorrette abituali». Per le altre categorie di rischio rinviamo alla lettura della Scheda n. 28.
Misure preventive e protettive
Per quanto riguarda le misure preventive e protettive, i ricercatori evidenziano come, durante le attività di manutenzione su macchine o impianti, siano prioritarie l’adozione di procedure di lavoro appropriate e la relativa formazione specifica dei lavoratori che svolgono queste attività. L’effettiva attuazione di una gestione integrata della sicurezza all’interno dell’azienda, spesso non ancora applicata nelle imprese di piccole dimensioni, rappresenta invece una garanzia del rispetto delle corrette procedure di lavoro. Tra le misure preventive e protettive indicate:
- valutare in modo accurato i rischi per la sicurezza e la salute legati all’utilizzo di macchine, impianti e attrezzature, considerando anche le attività di manutenzione e pulizia, a partire dalla documentazione tecnica disponibile (fascicolo tecnico, manuale d’uso e manutenzione, dichiarazione di conformità CE), ed effettuare i necessari aggiornamenti anche a seguito di incidenti o near miss;
- definire nel dettaglio quali interventi di manutenzione possono essere svolti senza ricorrere ad aziende esterne specializzate, alle quali vanno affidate le operazioni più complesse e quelle che richiedono un addestramento specifico;
- definire procedure di lavoro chiare, che evidenzino i rischi per la sicurezza e le prescrizioni per controllarli, anche attraverso la verifica dell’integrità e del corretto funzionamento dei dispositivi di sicurezza (protezioni fisse o mobili, sensori e sistemi di interblocco), e modalità adeguate di comunicazione tra i diversi operatori coinvolti;
- prevedere un addestramento specifico sia per i neoassunti destinati alle attività di manutenzione, sia per gli eventuali sostituti, anche occasionali, dei manutentori incaricati;
- favorire la comunicazione tra gli operatori con messaggi chiari e concisi, anche tramite radio bidirezionali che consentano segnalazioni vocali immediate, per ridurre gli errori e garantire la sicurezza delle procedure, soprattutto quando è prevista la collaborazione a distanza;
- promuovere un maggiore coinvolgimento dei preposti, ai sensi dell’art. 19 del D.Lgs. 81/2008, nella verifica della corretta applicazione delle misure di prevenzione e protezione previste e nell’eventuale sospensione delle attività qualora tali misure non vengano rispettate;
- vigilare sul rispetto del divieto di rimuovere o manomettere le protezioni delle macchine coinvolte nelle lavorazioni;
- in caso di lavori affidati all’esterno, adottare quanto previsto dal Documento unico di valutazione dei rischi da interferenze (DUVRI) ai sensi dell’art. 26 del D.Lgs. 81/2008. Questo documento serve infatti a coordinare le misure di sicurezza tra l’azienda ospitante e le imprese appaltatrici o i lavoratori autonomi coinvolti, ed è compito del datore di lavoro committente promuovere la cooperazione e il coordinamento tra le ditte subappaltatrici.
Nella Scheda n. 28 i ricercatori illustrano inoltre nel dettaglio le indicazioni di prevenzione da applicare in caso di interventi di manutenzione su ambienti o altri elementi strutturali: un contesto lavorativo che richiede un approccio prevenzionistico diverso, perché in queste attività pesa maggiormente il carattere estemporaneo degli interventi.
NOTE
1 INAIL – Dimeila, Scheda n. 28 «Attività manutentive: fattori di rischio e modalità infortunistiche», Infor.MO – Sorveglianza degli infortuni mortali e gravi, ottobre 2026.

