Intelligenza artificiale e occupazione: cosa mostrano i dati europei

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La diffusione dell’intelligenza artificiale generativa negli ultimi anni ha alimentato il dibattito sulle possibili conseguenze per l’occupazione, soprattutto per i giovani che si affacciano al mercato del lavoro.

Un nuovo articolo di Eurofound, pubblicato il 16 settembre 2026, analizza proprio questo fenomeno attraverso i dati relativi ai 27 Paesi dell’Unione europea nel periodo 2011-2025. L’analisi mette a confronto i lavoratori tra i 15 e i 29 anni con quelli nella fascia di età 30-49 anni e distingue inoltre tra il semplice potenziale di esposizione all’intelligenza artificiale e il suo effettivo utilizzo nelle diverse professioni.

L’obiettivo è verificare se l’introduzione dell’AI abbia prodotto, dopo la diffusione degli strumenti di AI generativa, un effetto particolarmente negativo sull’occupazione e sulle assunzioni dei lavoratori più giovani.

Dopo la ripresa post-pandemica, le assunzioni sono rallentate per tutte le fasce d’età

I dati mostrano innanzitutto un rallentamento delle assunzioni dopo il forte recupero seguito alla pandemia. Il tasso di assunzione dei giovani, che nel 2019 era pari al 16,5%, è salito al 17,9% nel 2022 per poi scendere al 15,9% nel 2025.

Un andamento analogo si osserva tra i lavoratori di 30-49 anni: il tasso è passato dal 9,6% del 2019 al 10,2% nel 2022, per poi ridursi all’8,9% nel 2025. La flessione riguarda quindi entrambe le fasce d’età, dopo una fase di forte crescita dell’occupazione nel 2022.

I giovani hanno però registrato oscillazioni più ampie, una caratteristica coerente con la loro maggiore sensibilità alle variazioni cicliche del mercato del lavoro.

Un elemento di maggiore differenziazione riguarda invece la disoccupazione. Tra il 2019 e il 2025 il tasso di disoccupazione giovanile è passato dall’11,97% all’11,73%, mentre quello relativo ai lavoratori di 30-49 anni è sceso dal 5,99% al 5,09%. La distanza tra le due dinamiche si è ampliata soprattutto dopo la pandemia.

L’occupazione cresce nelle professioni in cui l’AI è maggiormente utilizzata

Uno degli aspetti più interessanti dell’analisi riguarda la distribuzione dell’occupazione tra professioni caratterizzate da livelli diversi di utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Tra il 2019 e il 2025, l’occupazione giovanile nelle professioni ad alto utilizzo dell’AI è aumentata del 16,4%, passando da 9,07 a 10,6 milioni di lavoratori. Nello stesso periodo, tra i lavoratori di 30-49 anni l’occupazione in queste professioni è cresciuta del 15%, da 30,7 a 35,3 milioni.

Nelle professioni caratterizzate da un basso utilizzo dell’AI, invece, l’occupazione è diminuita per entrambe le fasce d’età: del 7,2% tra i giovani e dell’11,4% tra i lavoratori di 30-49 anni.

Secondo Eurofound, questo spostamento non è iniziato con la diffusione dell’AI generativa. La crescita dell’occupazione nelle professioni a maggiore utilizzo di AI è infatti una tendenza che prosegue almeno dal 2013. L’arrivo di ChatGPT e degli altri strumenti di AI generativa si inserisce quindi in una trasformazione strutturale del mercato del lavoro già in corso.

Anche le nuove assunzioni si spostano verso le professioni che utilizzano l’AI

La stessa tendenza emerge osservando le nuove assunzioni.

Tra i giovani, la quota di nuovi assunti che entra in professioni caratterizzate da un elevato utilizzo dell’AI è passata dal 23,1% nel 2011 al 30,3% nel 2025. Parallelamente, la quota di giovani assunti nelle professioni a basso utilizzo dell’AI è scesa dal 35,5% al 29,4%.

Anche tra i lavoratori di 30-49 anni la percentuale di nuove assunzioni nelle professioni ad alto utilizzo dell’AI è aumentata, passando dal 25,8% del 2011 al 34,8% del 2025.

Dopo il 2022 si registra tuttavia, tra i giovani, una lieve riduzione della quota di nuove assunzioni nelle professioni ad alto utilizzo dell’AI, pari a 0,7 punti percentuali, accompagnata da un aumento di 1,3 punti nelle professioni a utilizzo medio.

Il livello di istruzione fa la differenza

L’analisi evidenzia inoltre importanti differenze all’interno della stessa popolazione giovanile.

Nel 2025, i giovani con un livello di istruzione terziaria risultavano essere il gruppo con la posizione occupazionale più favorevole rispetto al 2019: il loro tasso di occupazione era superiore del 3% rispetto al livello pre-pandemico, mentre quello di disoccupazione era inferiore dell’1,7%.

La situazione è diversa per i giovani con un basso livello di istruzione. Per questo gruppo, il tasso di occupazione nel 2025 era inferiore del 4,1% rispetto al 2019, mentre il tasso di disoccupazione era l’unico tra i tre livelli di istruzione considerati a risultare superiore a quello pre-pandemico.

Il dato suggerisce quindi che, nell’attuale trasformazione del mercato del lavoro, il livello di istruzione rappresenta una variabile rilevante, indipendentemente dalla diffusione dell’intelligenza artificiale.

L’AI non mostra, per ora, uno specifico effetto negativo sull’occupazione giovanile

Nel complesso, l’analisi di Eurofound non rileva un “shock occupazionale” specifico per i giovani riconducibile all’AI generativa.

Il rallentamento delle assunzioni osservato dopo il 2022 riguarda sia i giovani sia i lavoratori di 30-49 anni e interessa le diverse categorie di professioni in funzione del loro livello di utilizzo dell’AI. Inoltre, la riduzione della disoccupazione tra i lavoratori nella fascia 30-49 anni è iniziata durante la fase successiva alla pandemia, mentre la disoccupazione giovanile non ha seguito la stessa traiettoria.

Eurofound sottolinea quindi che i dati disponibili descrivono un mercato del lavoro nel quale l’intelligenza artificiale viene effettivamente utilizzata e nel quale l’occupazione si sta progressivamente spostando verso professioni che fanno maggiore ricorso a queste tecnologie. Non emerge tuttavia, almeno nell’orizzonte temporale analizzato, un costo occupazionale sproporzionato a carico dei lavoratori più giovani.

Questo non significa che l’impatto dell’AI sul lavoro sia privo di conseguenze. La trasformazione riguarda infatti anche competenze richieste, organizzazione del lavoro, autonomia, controllo delle prestazioni e qualità del lavoro, ambiti che Eurofound sta analizzando attraverso ulteriori ricerche sull’intelligenza artificiale e sulla gestione algoritmica nei luoghi di lavoro.

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