Rischi psicosociali: con la Settimana europea 2026 parte la nuova campagna EU-OSHA sulla salute mentale al lavoro

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Dal 19 al 24 ottobre 2026 si è svolta la Settimana europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, l’appuntamento annuale con cui l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) richiama aziende, lavoratori e istituzioni su un tema prioritario. Quest’anno il messaggio è chiaro: i rischi psicosociali si possono prevenire, ma solo se se ne occupano insieme datori di lavoro, personale e soggetti attivi nella prevenzione. L’obiettivo dichiarato è promuovere ambienti di lavoro sostenibili, capaci di proteggere chi lavora e, allo stesso tempo, di sostenere i risultati delle imprese.

La Settimana europea segna anche l’avvio operativo della nuova campagna triennale «Ambienti di lavoro sani e sicuri 2026-2028 – Insieme per la promozione della salute mentale negli ambienti di lavoro», presentata ufficialmente a Bruxelles il 13 ottobre. Come avviene ogni tre anni, l’EU-OSHA concentra la propria campagna su una delle questioni più urgenti per il mondo del lavoro europeo, e questa volta la scelta è caduta sul benessere psicologico dei lavoratori.

Perché la salute mentale è diventata una priorità

I numeri spiegano la scelta. Secondo i dati Eurostat richiamati dall’Agenzia, quasi la metà dei lavoratori dell’Unione europea, il 45%, dichiara di essere esposta sul posto di lavoro a fattori di rischio per il proprio benessere mentale. L’indagine OSH Pulse 2025 dell’EU-OSHA aggiunge che il 29% soffre di stress, ansia o depressione provocati o peggiorati dal lavoro.

Le conseguenze non riguardano solo la persona. L’esposizione prolungata ai rischi psicosociali si traduce in assenteismo, assenze per malattia di lunga durata, calo della produttività e costi più alti per le organizzazioni. Per una piccola o media impresa, dove l’assenza di una sola figura chiave può rallentare l’intera attività, questo aspetto pesa in modo particolare.

L’Agenzia sottolinea inoltre un dato meno visibile ma altrettanto rilevante: molte organizzazioni mostrano ancora resistenze ad affrontare questi temi e, spesso, non hanno le competenze o le risorse necessarie per farlo. La campagna nasce proprio per colmare questo vuoto, mettendo a disposizione dati, soluzioni basate su evidenze e strumenti pratici utilizzabili in qualsiasi settore.

Le cinque aree prioritarie della campagna

La campagna 2026-2028 si articola intorno a cinque ambiti di intervento, pensati per affrontare le criticità specifiche dei diversi settori e tutelare meglio i gruppi di lavoratori più vulnerabili. Il primo è la valutazione e la gestione dei rischi psicosociali, cioè il punto di partenza di ogni strategia di prevenzione. Il secondo riguarda le molestie, comprese quelle sessuali, e la violenza nei luoghi di lavoro. Il terzo mette in relazione i rischi fisici con la salute mentale, ricordando che ambienti faticosi, rumorosi o pericolosi incidono anche sul benessere psicologico. Il quarto è dedicato al settore sanitario e dell’assistenza sociale, tra i più esposti. Il quinto, infine, riguarda il sostegno alla salute mentale sul lavoro, inclusi il supporto alle persone in difficoltà e il loro rientro.

Cosa significa per le imprese italiane

Per le aziende italiane il tema non è nuovo sul piano normativo. Il D.Lgs. 81/2008, all’articolo 28, impone al datore di lavoro di valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza, compresi quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’Accordo europeo dell’8 ottobre 2004. Si tratta quindi di un obbligo che vale per tutte le imprese, indipendentemente dalle dimensioni, e che va riportato nel Documento di valutazione dei rischi.

Per orientarsi, le PMI possono fare riferimento alla metodologia sviluppata dall’INAIL per la valutazione e la gestione del rischio stress lavoro-correlato, che prevede una fase preliminare basata su indicatori oggettivi (come assenze, turnover, infortuni, segnalazioni) e, quando necessario, una fase di approfondimento con il coinvolgimento diretto dei lavoratori. L’INAIL è anche il punto focale nazionale dell’EU-OSHA in Italia, e quindi il riferimento istituzionale per le iniziative della campagna nel nostro Paese.

A livello europeo, un supporto concreto arriva dalla piattaforma OiRA (Online interactive Risk Assessment), lo strumento gratuito dell’EU-OSHA pensato proprio per le micro e piccole imprese, che guida passo dopo passo nella valutazione dei rischi. Sul sito della campagna sono inoltre disponibili guide, materiali informativi e una guida elettronica dedicata alla gestione dello stress e dei rischi psicosociali.

Prevenire conviene: alcune azioni concrete

Affrontare i rischi psicosociali non richiede necessariamente grandi investimenti. Molto dipende dall’organizzazione del lavoro: carichi e tempi sostenibili, ruoli chiari, possibilità per i lavoratori di esprimersi sulle decisioni che li riguardano, una comunicazione aperta tra responsabili e personale. Altrettanto importante è prevedere procedure chiare per segnalare e gestire episodi di molestie o violenza, e formare chi ha responsabilità di coordinamento a riconoscere per tempo i segnali di disagio.

L’approccio proposto dall’EU-OSHA si fonda proprio sul dialogo tra datori di lavoro e lavoratori, con l’obiettivo di costruire ambienti di lavoro solidali e inclusivi. È una prospettiva che, per una PMI, può tradursi in un vantaggio concreto: meno assenze, meno conflitti, maggiore capacità di trattenere le persone e di lavorare bene.

Come partecipare

La campagna durerà fino al 2028 e prevede diverse occasioni di coinvolgimento, tra cui le future edizioni della Settimana europea e i Premi per le buone pratiche, che valorizzano le iniziative di successo realizzate dalle organizzazioni. Le imprese, le associazioni e gli altri soggetti interessati possono condividere eventi, ricerche e progetti sui temi della campagna e diventarne partner. Tutte le informazioni e i materiali sono disponibili sul sito multilingue della campagna «Ambienti di lavoro sani e sicuri».


Fonti

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