“Servizi alle imprese”: un settore complesso per attività e tipologia di rischi, con 367 infortuni mortali nel quinquennio

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Quando si parla di “servizi alle imprese“, va in primo luogo sottolineato che le aziende che compongono il settore sono per la maggioranza micro o piccole imprese (per il 92,7%), che l’offerta rappresenta il 4,7% del totale dei Servizi, e che gli addetti del settore sono (dati 2023) 1.547.000, ovvero il 12,2% del comparto [1].

Settore noleggio agenzie di viaggio servizi di supporto alle imprese

ex Codice N Ateco 2007

Dal primo gennaio 2025 Codice O

 Attività amministrative e di servizi di supporto

  • Attività amministrative, di supporto per le funzioni di ufficio e altri servizi di supporto alle imprese
  • Attività di servizi per edifici e per la cura del paesaggio
  • Attività di investigazione e vigilanza
  • Attività di agenzie di viaggio, tour operator e altri servizi di prenotazione e attività connesse
  • Attività di ricerca, selezione, fornitura di risorse umane
  • Attività di noleggio e leasing operativo

Questa sezione include una serie di attività amministrative e di servizi di supporto ma il loro scopo primario non consiste nel trasferimento di conoscenze specialistiche (di cui al nuovo codice N).

Il settore è di interesse anche per l’alta presenza del lavoro femminile: nel periodo 2020-2023 la percentuale delle donne impiegate (47,8%) è superiore alla presenza delle donne nel totale del Comparto servizi (45,3%), ma anche dell’intera economia (37,8%).

I lavoratori sono per l’84,9% lavoratori dipendenti, (il 67% se si considera l’intero Comparto dei servizi), e il 23,6% ha cittadinanza straniera (4,5% Ue, 19,1% extracomunitari).

Il settore dal punto di vista del rendimento è in crescita con un valore aggiunto in aumento nel 2024 del 2,5% rispetto al 2023.

La collocazione geografica presenta più della metà delle imprese nel Nord (32,8 Nord Ovest e 18,0% Nord Est), mentre le restanti sono  distribuite tra Meridione e Centro.

Malattie professionali

L’aumento delle malattie professionali è del 122,4%. Per quanto riguarda le malattie professionali denunciate nel settore dei servizi alle imprese, nel quinquennio si ha un incremento del 122,4%, dalle 1.227 del 2020 alle 2.729 nel 2024, in linea con l’andamento rilevato nell’intera gestione assicurativa dell’Industria e servizi.

Le patologie più frequenti sono quelle del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo (78,0%), in particolare dorsopatie e disturbi dei tessuti molli. Seguono le malattie del sistema nervoso (16,1%) e quelle dell’orecchio (3,8%).[2]

Infortuni

La maggior parte delle denunce di infortunio riguardano le attività legate alla fornitura di servizi per edifici e la cura del paesaggio, che da sole rappresentano ben il 58,1% degli infortuni complessivi registrati nel Settore noleggio agenzie di viaggio servizi di supporto alle imprese nel solo anno 2024. Si tratta di attività che si caratterizzano per professionalità legate ai servizi di pulizia e disinfestazione.

Le denunce del 2024 relative al settore nel complesso sono state pari al 7,6% dei casi totali (al sesto posto tra le 22 sezioni Ateco-Istat) con una crescita del 23,1% nel corso del quinquennio, a eccezione dell’anno 2023 in cui si è avuta una diminuzione del 2,2%. Le denunce da parte dei lavoratori corrispondono al 58,7% e al 41,3% per le lavoratrici: un dato elevato quello femminile che ha visto nell’ultimo biennio un incremento del 12% contro il 5,4%, sempre nel biennio, tra i lavoratori.

Per quanto riguarda gli infortuni mortali nel quinquennio si sono verificati 367 casi: il 73,3% riguarda eventi in occasione di lavoro, mentre il 26,7% quelli in itinere. Nel 2024 ci sono stati 4 eventi mortali in meno rispetto al 2023 (74 nel 2023 e 70 nel 2024).

Le tipologie di attività svolte dai lavoratori di questo settore come abbiamo visto sono varie ma la maggior parte degli infortuni, anche quelli mortali, come risulta dai dati INAIL, accadono nello svolgimento delle attività per la fornitura di servizi per edifici e la cura del paesaggio in cui avviene il 58,1% degli infortuni.

Quel che si evidenzia in realtà è che nelle pieghe di queste attività, che a un occhio superficiale sembrano non presentare particolari pericoli, si nascondono rischi gravi con esiti mortali di notevole entità, rischi legati ad attività che non rientrano talvolta nelle pratiche quotidiane, che non sempre è facile prevedere, ma che in realtà per lo più sono prevedibili e quindi sottovalutati. Attività che risentono della pesante e crescente esternalizzazione di servizi, precedentemente gestiti all’interno delle imprese. Tutte condizione queste ultime che impongono una specifica attenzione soprattutto sul terreno dell’informazione e formazione che dovrebbe essere sviluppata capillarmente, a livello territoriale/trasversale ai settori, tenendo conto della difficoltà a raggiungere i lavoratori delle micro e piccole imprese.

Risulta evidente, infatti, che ancora oggi molti lavoratori affrontano lavori pericolosi (e i dati sugli infortuni mortali lo confermano) senza la minima forma di precauzione generando talvolta, per le stessa inconsapevolezza, eventi mortali multipli.

L’impegno di tutti i soggetti interessati, istituzionali e sociali, dovrebbe essere per una campagna di nuova alfabetizzazione sui rischi connessi al lavoro adeguata alla frammentazione del lavoro attuale.

Quel che è grave inoltre è che la scheda INAIL non dà informazioni qualitative che permetterebbero un approfondimento sulle reali modalità di accadimento dei 367 infortuni mortali avvenuti nel quinquennio, il che rende difficile fare alcun ragionamento sulle azioni preventive da intraprendere.

Le informazioni che emergono, considerando anche la variabile Esaw, innanzitutto riguardano tutti gli infortuni e non specificatamente quelli mortali, inoltre non sono sufficienti per capire la meccanica dell’infortunio e i fattori che l’hanno determinato o reso più grave. Il primo fattore di rischio, ad esempio, che è dato dal “movimento del corpo sotto sforzo fisico (che porta generalmente una lesione interna)” e che rappresenta il 25,8% del complesso degli infortuni del settore, non ci dice molto ai fini preventivi, sarebbe necessario un collegamento con la Banca dati InFormo [3], da cui trarre esempi e presentare casi di cui sia possibile analizzare più approfonditamente i fattori che hanno determinato o aggravato l’evento.

Diamo di seguito come esempio il Caso 13.317, tratto dalla Banca Dati InFormo, che risulta, a seguito della ricerca per settore, appartenere a quello dei Servizi alle imprese.

Banca dati InFormo – Caso 13317 (2018)

Descrizione della dinamica e dei relativi fattori

L’incidente è avvenuto all’interno di una vasca utilizzata per la movimentazione di cereali. L’infortunato, addetto di una ditta di derattizzazione, al fine di posizionare le esche si è calato mediante l’uso di una scala a pioli all’interno dell’ambiente confinato – luogo potenzialmente inquinato e non bonificato precedentemente – da solo e senza utilizzare un DPI adeguato (maschera e bombola d’aria respirabile non fornito).

Il lavoratore non aveva ricevuto adeguata formazione.

Incidente: Contatto con gas nocivi D-MAT: Presenza di gas letali dovuti alla fermentazione dei cereali contenuti nella vasca di contenimento D-DPI: Si cala nella vasca senza utilizzare un Dpi adeguato (maschera e bombola d’aria respirabile non forniti).

  • Determinante Materiali: presenza di gas letali dovuti alla fermentazione dei cereali contenuti nella vasca di contenimento
  • Determinante Dispositivi di protezione individuale e abbigliamento: si cala nella vasca senza utilizzare un Dpi adeguato (maschera e bombola d’aria respirabile non forniti).

Le conseguenze

  • Natura della lesione: Asfissia

L’infortunato

  • Genere: M
  • Nazionalità: ITALIA
  • Tipo di rapporto di lavoro: Dipendente a tempo determinato
  • Mansione:
  • Anzianità: >1-6 mesi

Fa riflettere inoltre il recente caso di infortunio mortale multiplo[4] del 4 agosto scorso. I due giovani lavoratori erano dipendenti di una ditta di traslochi e sgomberi. Non conosciamo l’appartenenza al settore Ateco dell’azienda, ma l’attività svolta dall’azienda potrebbe tranquillamente rientrare tra le Attività di servizi per edifici e per la cura del paesaggio. Evidentemente l’attività di intervento in una fossa biologica non è l’attività prevalente dell’azienda per cui lavoravano i due giovani, questo spiegherebbe (non giustificherebbe) il fatto che i lavoratori non sapessero di dover utilizzare adeguati Dispositivi: una possibile spiegazione di un comportamento così illogico potrebbe quindi essere rintracciata nel carattere sporadico di questa attività svolta da lavoratori per nulla formati a svolgerla in condizioni di sicurezza.

Due operai morti nella fossa biologica – 4 agosto 2025

“Ancora un infortunio mortale evitabile. E’ palese che l’intervento nella fossa biologica richiedeva, per essere effettuato in sicurezza, che gli operai fossero formati e a conoscenza dei rischi presenti in un ambiente confinato con la possibile esalazione di gas da decomposizione, azoto, ossido di carbonio, anidride solforosa, ecc. Le vittime sono due giovani operai di 23 e 30 anni di una ditta di traslochi che aveva subappaltato l’intervento di pulizia della vasca biologica di pertinenza della casa [5]


NOTE

[1] Dati INAIL, n. 7, luglio 2025

[2] Comunicato INAIL del 31 luglio 2025.

[3] Sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi. INAIL, https://www.inail.it/nsol-informo/analisi.do#

[4] L’infortunio si è verificato a Veternigo di Santa Maria di Sala, in provincia di Venezia.

[5] Diario prevenzione, 4 agosto 2025, Due operai morti nella fossa biologica.

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