Il tema della precarietà, oltre a quello dei rischi biologici e psicosociali, è stato oggetto di riflessione in un convegno organizzato, alla fine dello scorso anno, dal Dipartimento di prevenzione di Fano Pesaro Urbino nel quadro del Piano regionale di prevenzione 2020-2025. Tutte e tre le tematiche sono state in questi anni oggetto di interventi mediante il Modello dei Piani mirati.
La Consulta interassociativa italiana per la prevenzione (Ciip) rende disponibili sul proprio sito alcuni interventi in cui il lavoro precario è posto in relazione a specifiche condizioni di rischio: in particolare l’intervento del dottor Ronchetti (INAIL Dimeila) individua Il lavoro precario /atipico come determinante del rischio psicosociale, mentre Il precariato come fattore di rischio aggiuntivo: quali tutele possibili? è l’ottica con cui il proff. Pascucci (Olympus – Urbino) [1] affronta il tema.
Come testimoniano le drammatiche statistiche degli infortuni e delle malattie professionali, il tema della salute e sicurezza dei lavoratori non ha bisogno di particolari declinazioni per meritare attenzione. Tuttavia, le stesse statistiche ci dicono anche che i lavoratori maggiormente esposti a rischi per la propria integrità psico-fisica sono quelli il cui rapporto di lavoro è caratterizzato da discontinuità o temporaneità o, come si usa dire ormai correntemente, da precarietà.
La precarietà quindi non ha come conseguenza solo una perenne condizione di incertezza, che ha le sue ricadute significative sulle condizioni di vita, ma può determinare reali condizioni di rischio: le ricerch e[2] citate dal prof. Pascucci dimostrano come, rispetto ai lavoratori stabili, i lavoratori flessibili siano più esposti al rischio per diversi fattori, in primis per il minor potere contrattuale legato proprio al tipo di rapporto di lavoro che questi lavoratori hanno e che può portarli ad accettare di lavorare in condizioni di rischio che altri non accetterebbero, o perché si assegnano loro compiti più pericolosi, o perché operano in ambienti spesso diversi che quindi non conoscono bene e di cui non conoscono quindi le situazioni di rischio legate all’ambiente di lavoro alle attrezzature alle macchine.
Le stesse ricerche evidenziano l’esistenza di una forte relazione tra precarietà occupazionale e cattive condizioni di lavoro dovuta, in primo luogo, a variabili di tipo strutturale, ovvero al fatto che ai lavori che comportano condizioni problematiche sono adibiti più spesso lavoratori con contratti di tipo temporaneo (a termine o interinale) e, in secondo luogo, ad una relazione più diretta tra impiego di tipo precario e cattive condizioni di lavoro. [3]
Il prof. Pascucci analizza dettagliatamente criticità e potenzialità del quadro normativo rinviamo quindi per un approfondimento alla lettura dell’articolo del professore[4], mentre ci interessa qui sottolineare come, alla luce dei dati sopraricordati e considerando il permanere della “insicurezza socioeconomica”, le particolarità del lavoro flessibile e le caratteristiche dei rischi dovranno essere oggetto di attenzione specifica al momento della valutazione dei rischi:
La flessibilità, sia nella sua dimensione tipologica sia in quella organizzativa, costituisce un elemento ormai costante dell’organizzazione del lavoro. Pertanto, la valutazione della congruenza di un’organizzazione del lavoro che incorpora la dimensione del benessere dei lavoratori non può non comportare, in primo luogo, un’adeguata valutazione di tutti i rischi, più o meno apparenti, connessi alla flessibilità. [5]
Effetti della precarietà sulla salute mentale – Rapporto Presme
Sul tema di interesse uno studio finanziato dal Governo spagnolo sugli effetti della precarietà sulla salute mentale dei lavoratori[6]. Il Rapporto – dal titolo Precariedad laboral y salud mental. Conocimientos y políticas o Rapporto Presme – fa riferimento al concetto di precarietà integrale, che considera la precarietà occupazionale, le critiche condizioni di lavoro e la precarietà sociale conseguente agli effetti che il lavoro precario ha sulla vita quotidiana e familiare.
Il nesso tra precarietà e salute mentale era già emerso in Spagna nell’ambito di precedenti ricerche:
- nel 2005una ricerca ha dimostrato che i lavoratori con il più alto livello di precarietà del lavoro avevano circa 2,5 volte più probabilità di avere una cattiva salute mentale
- nel 2020 è stato analizzato il rischio di depressione in base al livello di stabilità del lavoro e lo studio ha mostrato che in particolare le donne presentano un rischio più elevato di depressione nelle situazioni di lavoro precario o disoccupazione.
Il Rapporto evidenzia come in Spagna, ma più in generale a livello internazionale, non esista un’adeguata raccolta di dati sulla qualità e sulla precarietà del lavoro che permetta un’osservazione del nesso con la salute psicofisica dei lavoratori.
Le raccomandazioni che emergono dallo studio spagnolo del 2023 sono:
- combattere la precarietà del lavoro e i suoi effetti sulla salute mentale
- migliorare le condizioni di protezione, salute e assistenza dei lavoratori
- misurare, analizzare e valutare la precarietà del lavoro e i problemi di salute mentale.
Vengono quindi suggerite diverse misure concrete come:
- la promozione di un nuovo Statuto dei lavoratori per andare verso una occupazione dignitosa e sostenibile che rispetti la conciliazione personale e familiare
- rafforzamento dei diritti collettivi (sicurezza ferie …)
- avanzamento della democratizzazione del lavoro
- ingresso del dibattito sulla salute mentale nel quadro della contrattazione collettiva
- rendere più efficaci i diritti di conciliazione vita-lavoro, tra cui il diritto alla disconnessione
- intensificare la collaborazione e il coordinamento dei sistemi di prevenzione aziendale con i servizi sanitari pubblici
- produrre un quadro normativo che faciliti e rafforzi le sinergie del sistema sanitario pubblico (cure primarie, cure specialistiche e servizi di sanità pubblica) con la salute occupazionale.
Lavoro precario: definizioni, lavoratori interessati, conseguenze in materia di salute e sicurezza sul lavoro [7]
Sul tema, per concludere, ci sembra utile ricordare l’interessante articolo del 2024 pubblicato da Oshwiki che, nell’Introduzione, evidenzia come:
Negli ultimi decenni, il mondo del lavoro ha subito profonde trasformazioni a causa della crescente globalizzazione, dello sviluppo dell’informazione, del passaggio dal settore manifatturiero a quello dei servizi e di significativi cambiamenti demografici. Tali trasformazioni si sono manifestate in modo più evidente negli accordi contrattuali, nell’orario di lavoro, nell’utilizzo delle tecnologie digitali , nelle forme di lavoro atipiche e flessibili e nelle variazioni della forza lavoro; cambiamenti che, a loro volta, hanno causato il declino del rapporto di lavoro tradizionale e portato a un aumento del lavoro precario…
I temi affrontati:
- Che cosa è il lavoro precario
- Distinzione tra lavoro precario e lavoro atipico
- Lavoro precario: concetto multidimensionale
- Diffusione del lavoro precario
- Impatto del lavoro precario sulla sicurezza e la salute sul lavoro
- Conseguenze per il singolo lavoratore
- Conseguenze per l’organizzazione
- Conseguenze per la società
- Iniziative per prevenire e gestire il lavoro precario
- Conclusioni
NOTE
[1] L’intervento del Prof. Pascucci fa riferimento ad un articolo pubblicato in Diritto e lavoro nelle Marche , n. 3 già nel 2009.
[2] Vedi la ricerca condotta da Ispesl ed Eurispes nel 2003 sul tema Incidenti sul lavoro e lavoro atipico.
Vedi la ricerca di Letourneux, Precarius Employment and Working Conditions in Europe, European Foundation for Improvement of Living and Working Conditions, Dublino, 1998.
[3] Vedi l’indagine di Nola A., Cattaneo G., Maiocchi A., Gariboldi C., Rocchi R., Cavallaro S., Loreto B. Lanfredini L., Bassino P., Il fenomeno infortunistico nel lavoro interinale, “ in La medicina del lavoro”, 2001. Dove si descrive come si passi da un bassissimo coefficiente di rischio, come nel caso del part-time e dei lavori socialmente utili, all’alta incidenza di infortuni che caratterizza l’apprendistato o il lavoro operaio interinale. ( Fonte: Articolo prof. Pascucci).
[4] https://ciip-consulta.it/wp-content/uploads/2026/03/251204-Pascucci.pdf
[5] Art. citato
[6] Bollettino Adapt, n. 16 del 26 Aprile 2023, | di SilviaCaneve.
[7] https://oshwiki.osha.europa.eu/en/themes/precarious-work-definitions-workers-affected-and-osh-consequences

