
Nell’ambito delle proposte avanzate dalla Commissione dell’Unione europea con il cosiddetto Pacchetto di primavera del semestre europeo 2026 [1], presentato il 3 giugno scorso, e volendo coniugare la stabilità economica con l’attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali, anche il tema della qualità del lavoro viene rilanciato.
Dal dicembre scorso, il tema della qualità del lavoro è proposto a livello comunitario nell’ambito della Roadmap per l’occupazione di qualità, avviata con un confronto preliminare e con una prima consultazione (dicembre 2025- gennaio 2026) delle parti sociali in merito alla proposta della Commissione relativa all’ Atto sui posti di lavoro di qualità. Una seconda consultazione nel corso del 2026 precederà l’emanazione del nuovo dispositivo legislativo.
L’atto sui posti di lavoro della Commissione, noto come Quality Jobs Act, è un’iniziativa legislativa inclusa nel Programma di lavoro della Commissione europea. La Confederazione europea dei sindacati si è espressa in merito, nell’ambito della prima consultazione, dichiarando che:
accoglie con favore l’iniziativa della Commissione europea di presentare un Atto sul lavoro di qualità e apprezza l’opportunità di contribuire a questa consultazione. La Ces ha sempre sottolineato che l’Europa ha bisogno non solo di più posti di lavoro, ma di posti di lavoro migliori.
Per la Ces, un lavoro di qualità è quello che garantisce una retribuzione equa, un impiego sicuro, condizioni di lavoro sicure e salubri, pari opportunità, accesso alla formazione e allo sviluppo professionale, e da una voce significativa ai lavoratori attraverso la contrattazione collettiva e la democrazia sul lavoro.
La Confederazione europea considera quindi che affinché un lavoro sia considerato di qualità debbano essere presenti i seguenti pilastri.
Pilastri di un lavoro di qualità
- Contrattazione collettiva
- Pieno rispetto per i diritti dei lavoratori e dei sindacati
- Salari equi
- Sicurezza del posto di lavoro e progressione di carriera
- Protezione sociale
- Formazione gratuita e durante l’orario di lavoro
- Buone condizioni di lavoro
- Salute e sicurezza su luogo di lavoro
- Equilibrio tra lavoro e vita privata
- Uguaglianza e non discriminazione
Il Sindacato europeo chiede inoltre alla Commissione che venga emanata una legislazione vincolante (più direttive) che fornisca un quadro normativo applicabile in tutti i paesi dell’Unione e che affronti le cause profonde della mancanza di qualità del lavoro quali:
- la diffusione del lavoro precario,
- l’indebolimento della contrattazione collettiva,
- il subappalto,
- l’intermediazione del lavoro
- e i modelli di esternalizzazione che abbassano gli standard,
- l’assenza di garanzie per i diritti dei lavoratori nell’uso dell’intelligenza artificiale sul lavoro,
- le violazioni del diritto alla disconnessione
- e la mancanza di protezione per i lavoratori in telelavoro,
- la mancata valutazione e prevenzione dei rischi psicosociali,
- nonché dei rischi fisici come il calore sul lavoro,
- e la mancata previsione e gestione del cambiamento attraverso accordi di transizione equa negoziati con i sindacati.
La Confederazione europea ha presentato in merito un Piano strategico per la creazione di posti di lavoro di qualità in cui prevede sette azioni legislative in attuazione del Quality jobs act:
- regolamentazione dell’intelligenza artificiale sul luogo di lavoro
- contrastare gli abusi nel subappalto e nell’intermediazione di lavoro
- promuovere la contrattazione collettiva attraverso gli appalti pubblici
- una giusta transizione
- prevenire i rischi psicosociali
- telelavoro e diritto di disconnessione
- ogni lavoro deve essere un lavoro di qualità
Per ognuno dei temi sopra indicati il sindacato europeo prevede modalità e misure specifiche in attuazione del Quality Jobs Act, ne citiamo alcune rinviando per le altre alla lettura del documento diffuso dalla Confederazione che alleghiamo.
Intelligenza artificiale sul posto di lavoro
Per l’intelligenza artificiale e i sistemi algoritmici sul posto di lavoro si chiede una direttiva UE specifica per garantire che l’IA sia al servizio dei lavoratori e non solo del profitto. Direttiva che deve garantire trasparenza, responsabilità e supervisione umana in tutte le decisioni basate sull’IA che incidono sull’occupazione, sulle condizioni di lavoro e sui diritti.
Contrastare gli abusi nel subappalto e nell’intermediazione del lavoro
Sul tema degli appalti si chiede una direttiva UE specifica per regolamentare il subappalto e l’intermediazione del lavoro, garantendo trasparenza, responsabilità e parità di trattamento in tutti i livelli delle catene di subappalto.
Transizione giusta
In merito si chiede una direttiva europea specifica sulla transizione giusta (JTD) per salvaguardare i posti di lavoro anticipando e gestendo i cambiamenti durante le transizioni verde e digitale, sulla base del coinvolgimento dei sindacati e della contrattazione collettiva. Garantisce la tutela dei lavoratori attraverso la consultazione tempestiva, piani di transizione negoziati e diritti esigibili alla formazione e al supporto per la ricollocazione professionale.
Prevenire i rischi psicosociali
Si chiede una direttiva UE specifica per prevenire i rischi psicosociali sul lavoro, garantendo che i datori di lavoro valutino e mitighino i fattori lavorativi che danneggiano la salute. Si supera in questo modo la situazione attuale in cui la tutela dei rischi psicosociali è di fatto garantita da un Accordo europeo diversamente da tutti gli altri rischi che sono regolamentai dalle disposizioni delle relative direttive.
Rapporto sulla qualità del lavoro- Global Rights Index 2026
Il Global Rights Index 2026 pubblicato il 1 giungo scorso dalla Confederazione Internazionale dei Sindacati, avverte che si è verificato un “declino allarmante” dei diritti dei lavoratori in Europa, che si trovano ora al livello più basso da quando l’indice è stato istituito nel 2014.
Le violazioni dei diritti fondamentali sono aumentate significativamente dal 2019: il 73% dei paesi ha violato il diritto di sciopero rispetto al 68% del 2019 e il 56% ha violato i diritti di contrattazione collettiva rispetto al 50% del 2019.
I sindacati chiedono inoltre che la legge preveda misure in grado di garantire che i diritti dei lavoratori dell’Ue siano applicati in tutti i luoghi di lavoro e settori destinando risorse adeguate per gli ispettorati del lavoro, sanzioni efficaci nonché protezione per i lavoratori che denunciano abusi.
Questi ultimi aspetti è evidente sono determinanti per la concreta realizzazione di un lavoro di qualità. Ma ogni Paese dell’Unione ha le sue strutture di controllo e diversi modelli del sistema sanzionatorio. Anche il nostro Paese (che a detta degli esperti ha un buon quadro legislativo e un sistema di vigilanza e supporto ideato da lunga data e radicato nel territorio) come sappiamo – e come ben spiega Marco Lupi in un articolo che pubblichiamo questa settimana – presenta una serie di fattori critici che bloccano gli ingranaggi di un buon funzionamento del sistema prevenzione paese, nei suoi intrecci tra i livello nazionale e territoriale. Ben vengano quindi i suggerimenti della Confederazione europea dei sindacati, ma l’impegno dobbiamo esserne profondamente consapevoli è poi a livello nazionale, da parte delle istituzioni nel rimuovere gli ostacoli e delle parti sociali a pretendere un coinvolgimento reale rifiutando il ruolo subalterno che ormai da alcune legislature viene loro assegnato.
NOTE
[1] Il semestre europeo è un quadro per il coordinamento delle politiche economiche, di bilancio, occupazionali e sociali all’interno dell’Unione europea.
Il pacchetto di primavera fornisce agli Stati membri dell’Ue raccomandazioni ad hoc per far fronte alle sfide socioeconomiche.

