Caldo estremo e lavoro: il progetto Worklimate 2.0 trasforma la ricerca in tutele concrete

worklimate 2 0 24 marzo 2026

fonte: INAIL


Il cambiamento climatico non è solo una questione ambientale: è anche un problema di sicurezza sul lavoro. Le ondate di calore sempre più frequenti e intense espongono milioni di lavoratori — soprattutto chi opera all’aperto — a rischi seri per la salute, spesso ancora poco considerati nei sistemi di prevenzione tradizionali. Per affrontare questa sfida, il progetto Worklimate 2.0 ha messo insieme competenze scientifiche, tecnologie previsionali e strumenti operativi, con risultati già visibili nelle politiche pubbliche.
Il convegno conclusivo del progetto si è tenuto il 24 marzo a Roma, presso l’auditorium Antonio Maglio dell’INAIL, con la partecipazione di 28 tra relatori e moderatori, articolato in tre sessioni di lavoro.

Un progetto multidisciplinare premiato a livello nazionale

Worklimate 2.0 è promosso e finanziato dall’INAIL nell’ambito del bando BRIC 2022 (Bando Ricerca in Collaborazione), con l’Istituto per la Bio-economia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IBE) come destinatario istituzionale. Attorno al progetto si è costruita una rete scientifica che comprende, tra gli altri, l’Azienda USL Toscana Centro, il Dipartimento di Epidemiologia del SSR Lazio, il Consorzio LaMMA e il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari dell’Università di Bologna.
Nel 2025 il progetto ha ricevuto il premio del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro “Impatto PA”, un riconoscimento che ne ha valorizzato l’innovatività, la rilevanza strategica e la capacità di produrre un impatto concreto sulla tutela della salute dei lavoratori.

Come funziona il sistema previsionale Worklimate

Il cuore del progetto è la piattaforma Worklimate, uno strumento previsionale basato sull’indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature), che integra in un unico parametro quattro variabili chiave: temperatura, umidità, ventilazione e radiazione solare. Si tratta di un indicatore riconosciuto a livello internazionale per valutare il rischio da stress termico in ambienti di lavoro.
Attraverso il portale dedicato, lavoratori, operatori della prevenzione e autorità sanitarie possono consultare mappe di rischio aggiornate con un orizzonte temporale di 72 ore, differenziate in base all’intensità del lavoro svolto (moderata o intensa) e alle condizioni di esposizione (sole o ombra). Uno strumento pratico, accessibile e calibrato sulle reali condizioni di chi lavora all’aperto. Non a caso, Worklimate è oggi citato come modello di eccellenza sia in ambito nazionale che europeo.

Dall’analisi alle ordinanze: 2,3 milioni di lavoratori tutelati

Il vero banco di prova per qualsiasi strumento di ricerca è la sua capacità di tradursi in azioni concrete. E Worklimate 2.0 ha superato questo test con risultati significativi.
Nell’estate del 2025, sulla base degli alert generati dalla piattaforma, 18 regioni italiane hanno emanato ordinanze specifiche per la tutela dei lavoratori esposti al caldo. I provvedimenti hanno previsto la sospensione delle attività nelle ore più calde della giornata — tra le 12.30 e le 16.00 — nei giorni classificati dalla piattaforma come ad “alto rischio”. Complessivamente, le misure hanno riguardato oltre 2,3 milioni di persone.
Le tutele non si sono limitate ai settori tradizionalmente più esposti come l’agricoltura e l’edilizia, ma sono state estese anche al florovivaismo, alle cave, alla logistica — compresi i rider — e all’igiene ambientale. Un ampliamento importante, che riconosce come il rischio da calore riguardi una platea di lavoratori molto più ampia di quanto comunemente percepito.

Il passo successivo: una piattaforma nazionale di allerta

Durante il convegno, il direttore generale dell’INAIL Marcello Fiori ha sottolineato come i risultati del progetto abbiano rafforzato le basi conoscitive sul rischio da temperature estreme, contribuito all’aggiornamento di norme tecniche e orientato concretamente le politiche delle pubbliche amministrazioni.
L’obiettivo ora è fare un ulteriore salto di qualità: sono in corso azioni per internalizzare la piattaforma Worklimate all’interno dell’INAIL e sviluppare un sistema nazionale di allerta stabile e permanente, capace di supportare in modo continuativo imprese, lavoratori e istituzioni nella gestione di questo rischio emergente.
Come ha sottolineato Fiori, la forza del progetto sta nella capacità di fare rete: costruire un sistema condiviso che coinvolga tutti gli attori — istituzioni, ricerca, parti sociali — è la condizione indispensabile per affrontare efficacemente le sfide che il cambiamento climatico pone al mondo del lavoro.

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